Intervista a Massimo Fagioli
Sono elencate qui di seguito le domande poste a Massimo Fagioli
dal professor Corradini nel corso di unintervista trasformatasi
in libro, come spiegato nella Premessa a Bambino donna e
trasformazione delluomo.
l. Lei si è laureato in
Psicologia presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia di Roma
e successivamente si è specializzato in Neuropsichiatria. Qual
è stato il cammino intellettuale che lo ha condotto alla pratica
analitica?
2. Può descriverci, specificandone
i diversi passaggi, le tappe della sua lunga marcia attraverso le
istituzioni psicoanalitiche, a partire dalle esperienze padovane fino
alla stagione delle lotte anti-istituzionali di Kreuzlingen?
3. Che giudizio dà, oggi,
delle esperienze di pratica analitica di tipo binswangeriano?
4. Lei è stato uno dei
collaboratori di Binswanger, nella clinica di Kreuzlingen. Vorremmo
che lei ci parlasse di Binswanger, cercando di fissare lattenzione
su tre aspetti: Binswanger come uomo; Binswanger come
studioso; Binswanger come terapeuta.
5. La psicoanalisi di Binswanger
risente di precise influenze filosofiche. Vuole esprimere la sua opinione
sulle correnti filosofiche che più hanno influenzato lopera
di Binswanger, sul modo in cui Binswanger ha recepito queste correnti
filosofiche e le ha inserite in un suo discorso?
6. Che cosa è accaduto
nel lungo periodo in cui lei si è sottoposto ad una analisi
individuale di quasi dieci anni?
7. Quali sono stati i motivi che
lhanno indotta ad iniziare la sua battaglia per la psicoanalisi
dopo un così lungo periodo?
8. Quali furono i motivi che spinsero
i membri della Società Psicoanalitica Italiana a decretare
la sua espulsione? Quali furono le sue reazioni di fronte a questo
provvedimento?
9. Che giudizio dà della
psicoanalisi in Italia oggi?
10. Ritiene che la sua battaglia
per una rifondazione psicoanalitica stia per essere coronata da un
certo successo? Ritiene, in ogni modo, che essa abbia influito sugli
esiti teorici delle nuove generazioni di analisti italiani?
11. Parafrasando il linguaggio
di una celebre frase, si potrebbe dire: I filosofi si sono limitati
finora a porre il problema dellanima (e dellinconscio).
Tocca adesso agli psicoanalisti risolverlo. Quale il suo commento?
12. A quali filosofi lei si sente
più vicino, più legato? Verso quali filosofi può
riconoscere di avere maggiori debiti?
13. Come vede i rapporti tra psicoanalisi
e filosofia?
14. La diffusione della cultura
crociana, così come la diffusione di un certo tipo di marxismo,
non ha favorito in Italia la penetrazione della psicoanalisi. Anzi
lha ostacolata. Recensendo Il mondo magico di de Martino,
Croce scriveva che anche Hegel aveva riconosciuto la realtà
dei poteri magici, una realtà, però, che
è estranea alluomo quanto più luomo esercita
le proprie capacità razionali: «Questa realtà è
nel concetto stesso della realtà umana in quanto anima
senziente, e dei suoi rapporti con lambiente naturale
al quale essa è legata, sebbene di gran lunga senza dubbio
meno nelluomo che non negli animali, e anzi tanto meno quanto
più luomo è colto e vive su un fondamento libero
e spirituale» (Intorno al magismo come età storica,
in Filosofia e storiografia, Laterza, Bari, pp. 203-4). E sempre
richiamandosi a Hegel, Croce osservava che gli stati spirituali che
hanno a che fare col magismo, sono malattie e non hanno
la capacità di creare cosa alcuna e debbono essere sconfitti
dalla sanità: «È questa la forza delleterno
dramma umano in tutte le età e i periodi storici: la sanità
che combatte la malattia» (ivi, p. 206). Croce, evidentemente,
si riferiva alla psicopatologia e la considerava come uno stadio deteriore,
una sorta di abbassarsi delluomo a livello animalesco. Traendo
spunto dalle osservazioni di Croce, vorremmo chiederle: come considera
lei la psicopatologia, quale forza creativa le attribuisce? E quale
concetto ha lei della normalità (o della sanità,
come diceva Croce)?
15. Ancora una citazione di Croce:
«La pazzia consiste nel desiderio che tenta di farsi volontà,
e si fissa come volontà, volontà impossibile appunto
perché il desiderio è impossibile» (Una discussione
tra filosofi amici, in Conversazioni critiche, serie II,
Laterza, Bari 1942, p. 80). Sono in gioco vari concetti: pazzia, desiderio,
volontà. Vuole esprimere la sua opinione su questi concetti
e sul rapporto che tra essi intercede?
16. Specie nellultimo periodo
della sua operosità scientifica, Croce ha insistito sul concetto
di vitalità, sulla «vitalità cruda
e verde» che sta alla base di ogni azione umana. Già nellEstetica
del 1902, la vitalità era considerata materia che «lo
spirito umano subisce ma non produce». E Croce aggiungeva: «Senza
di essa non è possibile alcuna conoscenza e attività
umana, ma la materia ci dà lanimalità, ciò
che nelluomo vi è di brutale e impulsivo, non il dominio
spirituale, quello in cui consiste lumanità» (Estetica,
Laterza, Bari 1946, p. 35). E in uno degli ultimi libri crociani,
Indagini su Hegel e schiarimenti filosofici (Laterza, Bari,
p. 36), si legge: le forze successive alla forza della vitalità,
dallarte alla filosofia e dalleconomia alletica,
«resterebbero senza voce e senza gesto, impotenti ad esprimersi,
se non le soccorresse la forma vitale che dà alle loro verità,
ai loro sogni di bellezza, alle loro azioni sublimi ed eroiche il
piacere ed il dolore, comune manifestazione in cui culmina ogni vita».
A parte il fatto che qui Croce considera ancora una volta la vitalità
come appartenente ad un mondo subumano, o animale, ritiene lei che
il concetto crociano di vitalità sia utilizzabile in sede psicoanalitica?
E quali sono le critiche che a tale concetto potrebbe muovere?
17. La sua posizione teorica è
di completo distacco dalle scuole storiche in cui si è venuta
articolando la psicoanalisi classica. Prima di rivolgerle domande
più specifiche, vorremmo chiederle: lei riconosce alcuna validità
a qualcuna delle scuole in cui linsegnamento freudiano è
venuto articolandosi?
18. Che giudizio dà della
dottrina classica della psicoanalisi di Freud? Perché (come
si può leggere sulla quarta di copertina di Istinto di morte
e conoscenza, ed. 1978) la «psicoanalisi con Freud non era
riuscita a nascere»?
19. Che cosa ritiene sia allorigine
dellincapacità freudiana a sfuggire allistinto
di morte?
20. Cosa ritiene caduco dellopera
di Freud? E che cosa secondo lei è rimasto oggi del suo insegnamento,
della sua filosofia e della sua prassi terapeutica?
21. Lei sostiene che la prima
fantasia delluomo è la fantasia di sparizione. E spiega
questa fantasia di sparizione come espressione dellistinto di
morte. Il neonato reagisce contro la nuova situazione dellessere
nato usando il potere di fare buio con gli occhi, di eliminare la
luce, che è appunto lelemento nuovo rispetto
alla condizione prenatale (buio e acqua). «Il neonato, nella
sua reazione di passare da un ruolo passivo ad uno attivo,
annulla la realtà aggressiva che lo sconvolge e realizza una
onnipotenza di fantasia per la quale il buio intorno a sé della
situazione intrauterina diventa una possibilità di determinare
una specifica realtà fuori di sé» (Istinto di
morte e conoscenza, pp. 104-5). E ancora: «Con ciò
formuliamo listinto di morte e la relativa espressione mentale
di esso, cioè la fantasia di annullamento della realtà
esistente, come una fantasia di determinare lopposto assoluto
della realtà vera» (ivi, p. 105).
Vorremmo porle le seguenti domande, articolate in più interrogativi:
se la fantasia di sparizione è ritorno al buio, ciò
significa che la negazione della realtà, di questa realtà,
che con la fantasia di sparizione si compie, ha un significato politico
regressivo? In altri termini: la capacità di determinare
«lopposto assoluto della realtà vera»,
a quali sbocchi politici approda o può approdare?
22. Come e quando la creatività,
insita nellistinto di morte, si traduce in un rinnovamento delle
istituzioni politiche e sociali?
23. Che relazione cè
tra fantasia di sparizione e suicidio?
24. Lei conclude il suo libro,
Istinto di morte e conoscenza, citando Pirandello, I giganti
della montagna. Vorremmo prendere spunto da ciò per rivolgerle
le seguenti domande: quale importanza attribuisce allo studio della
letteratura per una migliore comprensione dei problemi concernenti
linconscio? E quali sono i poeti e i romanzieri che più
volentieri legge?
25. Da I giganti della montagna
di Pirandello, a conclusione del suo Istinto di morte e conoscenza,
lei cita tra laltro (p. 303): «Se lei, contessa, vede ancora
la vita dentro i limiti del naturale e del possibile, lavverto
che lei qua non comprenderà nulla. Noi siamo fuori da questi
limiti, per grazia di Dio. A noi basta immaginare, e subito le immagini
si fanno vive da sé. Basta che una cosa sia in noi, in noi
ben viva, e si rappresenta da sé, per virtù spontanea
della sua stessa vita. È il libero avvento di ogni nascita
necessaria. Al più, al più, noi agevoliamo con qualche
mezzo la nascita». Ci consenta di porle alcune domande.
25a. Nel saggio Il poeta e
la fantasia, Freud ha dato una certa definizione della fantasia,
osservando che essa è la continuazione del gioco
che facevamo da bambini, e che quindi è una cosa che si oppone
non al serio, ma alla realtà (a questa realtà).
Quali sono le sue critiche al concetto freudiano di fantasia?
25b. Cè secondo lei
un rapporto tra fantasia e gioco?
25c. Quale concetto ha lei del
gioco dei bambini?
26. Vedere la vita dentro i limiti
del naturale e del possibile, significa non comprendere nulla. Bisogna
andare al di là di questi limiti e immaginare. Ecco il concetto
pirandelliano contenuto nel brano da lei citato. Superare i limiti
del naturale e del possibile, superarli per immaginare, vuol dire
anche, a suo giudizio, rifiutare una certa realtà sociale e
politica, non adagiarsi in essa, per seguire strade che oggi appaiono
non naturali, impossibili? Vuol dire che in ogni progresso politico
di rinnovamento occorre immaginazione?
27. Che cosa ritiene che rimarrà,
in futuro, del lacanismo? Lei non dà, nelle sue opere, un giudizio
positivo del tentativo lacaniano di ritorno a Freud; cosa
pensa di Lacan e della sua scuola?
28. Lei si è pronunciato
anche contro ogni rapporto tra la psicoanalisi ed il marxismo. Nella
Premessa alla seconda edizione di Istinto di morte e conoscenza,
lei scrive: «Poi, troppi pappagalli hanno fatto finta di essere
marxisti. Seducenti nelle loro penne colorate, simpatici nel loro
masticar parole, accoppiano il serpente con la donna: Freud con Marx»
(p. 20). Può chiarirci il significato di questa affermazione?
29. Nel contempo lei riconosce
valore sociale alla sua pratica analitica e al lavoro di liberazione
che ad essa è collegato. Come giustifica questa apparente aporia?
30. Sempre nella Premessa
citata e sempre a proposito della prassi di liberazione frutto della
corretta pratica terapeutica lei annota: «La storia lo dice.
Sempre, il bambino, la donna, loperaio sono stati annullati,
negati, violentati da chi non è bambino, non è donna,
non è operaio. Da chi non è. Il non essere delluomo,
il disumano, domina lumano, lessere» (p. 14). Queste
sue affermazioni ricalcano e ricordano la critica marxiana dellalienazione.
Ne viene confermata una valenza politica e liberatoria dei suoi enunciati
teorici?
31. Che giudizio dà, allora,
del lacanismo di sinistra italiano che pretende di coniugare Marx
e Lacan in nome di una pratica materialistica di liberazione?
32. In Italia, soprattutto due
riviste hanno tentato di fare una psicoanalisi (diciamo così)
orientata a sinistra, anzi orientata verso il marxismo:
da una parte, Il piccolo Hans diretto da Sergio Finzi;
e dallaltra, la Rivista di psicologia analitica,
diretta da Aldo Carotenuto. Come giudica questi tentativi? A queste
due riviste quali critiche potrebbe muovere?
33. Anche Silvia Montefoschi,
muovendo da posizioni junghiane, ha cercato di promuovere una psicoanalisi
orientata a sinistra. Quale il suo giudizio sullopera
della Montefoschi? Quali i punti di questa opera che la trovano consenziente,
e quali quelli su cui maggiormente si concentrano le sue critiche?
34. Ritiene che le teorizzazioni
reichiane abbiano fondatezza scientifica o condivide il giudizio comune
su di esse che le vede come frutto di fantasiose speculazioni metafisiche
e pseudo-scientifiche?
35. Che giudizio dà sulle
teorie orgoniche e sul modello di nuovo universo proposto
da Reich?
36. E veniamo a Jung: quali sono
i punti di disaccordo tra le sue teorie e quelle junghiane?
37. Che giudizio dà delle
analisi junghiane dal punto di vista terapeutico: anche per lei (come
per Glover) la psicologia analitica è una psicologia del conscio?
38. Ritiene scientificamente fondate
le teorie junghiane più spesso accusate di misticismo,
di irrazionalismo e di religiosità?
Il suo giudizio di condanna si basa su aspetti diversi del pensiero
junghiano? E quali?
39. Condivide la nozione junghiana
di sincronicità e di archetipo collettivo?
Quali sono le critiche che lei muove a tali nozioni fondamentali del
pensiero di Jung?
40. Che giudizio dà della
nuova generazione di analisti junghiani formatasi in Italia negli
ultimi anni? Ritiene che la loro opera sia stata innovatrice rispetto
ai vecchi schemi della psicologia analitica?
41. Che cosa rappresenta, nel
suo progetto di rifondazione della psicoanalisi, il concetto di castrazione
umana?
42. Un altro termine che si incontra
spesso leggendo le sue opere è «investimento sessuale».
Che cosa vuole esattamente dire questo termine e in che cosa differisce
dalluso che ne fa Freud?
43. In Psicoanalisi della nascita
e castrazione umana lei condanna aspramente la masturbazione come
rifiuto di rapporto organico con la realtà. Chi opta per la
masturbazione, «sceglie di essere testa di cobra distruggendo,
nella masturbazione, la carica sessuale di rapporto con la realtà»
(sesta ed., p. 253). Ma il rifiuto della masturbazione e il privilegiamento
della genitalità non viene in questo caso ad assumere un significato
regressivo rispetto, ad esempio, alle pratiche anti-istituzionali
di riscoperta del corpo, ecc? In fondo il primato della genitalità
è la riconferma dellesistente, il ribadire lantica
concezione virilistica della sessualità. Come giustifica teoricamente
questo suo importante assunto? Che cosa intende esattamente per masturbazione
sia fisica sia intellettuale?
44. A che cosa corrisponde il
suo concetto di guarigione dalle psicosi? E in che cosa
critica, invece, il concetto di guarigione nella Melanie
Klein?
45. Può sintetizzare il
suo concetto di alleanza terapeutica e chiarirne i significati
anti-istituzionali? In che modo questo suo concetto spezza il sistema
di connivenze creato tra lanalista e il suo paziente?
46. «La situazione di rapporto
maestro-allievo nella quale si possa considerare una passività
e unobbedienza, va visualizzata come rapporto sadomasochistico
in cui il maestro si costituisce come sadico e lallievo come
masochista: il maestro è paralizzante, lallievo è
paralizzato». (La marionetta e il burattino, settima ed.,
p. 115).
Questa sua affermazione mette in crisi tutto linsegnamento della
psicoanalisi terapeutica come è stato finora concepito e rovescia
il tradizionale concetto del Logos occidentale, che vede il discorso
acquisibile come rapporto tra maestro e allievo (Derrida, Della
grammatologia). Come risolve, invece, lei lannoso problema
dellinsegnabilità della psicoanalisi?
47. Riterrebbe giusta lintroduzione
di cattedre di psicoanalisi nelle Università italiane? E in
quali facoltà le vedrebbe collocate?
48. Che differenza viene ad esserci,
per lei, tra rivolta e liberazione? E come
si prospetta il rifiuto e la liberazione da ogni rapporto sadomasochistico
in unottica di liberazione individuale?
49. Brevemente: perché
Freud si identifica, secondo lei, con lo stesso Schreber?