da
Il teatro di Aristofane raccontato ai ragazzi
Ai
giovani lettori
Ora che mi trovo a presentare
queste storie tratte da due commedie di Aristofane, mi auguro che
il vero autore, vissuto nellantica Grecia, ma ancora ben vivo nei
nostri teatri e nella nostra cultura, possa perdonare le mie piccole
trovate. Povere invenzioni, non troppo infedeli, forse, ai suoi testi,
né troppo lontane da quelle che potrebbe osare un regista cinematografico
un po avventuroso, posto di fronte al problema di dare forma di racconto
a storie in tutto e per tutto teatrali. Fisse, intendo, in un solo
luogo, racchiuse in una sola azione e nello stesso periodo di tempo,
secondo le regole stabilite in seguito dal filosofo Aristotele. Ma
poiché il nostro autore era persona di grande spirito, spero
che la sua ombra mi perdoni, mentre si aggira per le scalinate sotto
le stelle nel grande teatro allaperto dove senza dubbio riposa.
Di Aristofane, nato ad Atene intorno al 445 e morto, allincirca,
nel 385 a.C., ci restano undici commedie, contro le quaranta da lui
scritte secondo la tradizione. Gli Uccelli e le Vespe
qui presentate sono tra le sue più famose, ma in generale tutta
la sua opera si conquistò una vasta fama, confermata da cinque
vittorie nelle competizioni teatrali.
Questi concorsi, che si tenevano ogni anno ad Atene, erano avvenimenti
di grande importanza, poiché il teatro aveva un ruolo di primo
piano nella vita sociale e si presentava quasi come un rito a cui
partecipavano tutti i cittadini. Inevitabilmente, Aristofane rispecchiò
nelle commedie le vicende della sua patria.
Nel 443 a.C. era salito al potere Pericle, destinato a guidare la
città fino alla morte, avvenuta nel 429 a.C. In quegli anni
si può ben dire che Atene raggiunse il massimo splendore, attuando,
in campo politico, una compiuta democrazia che dava al popolo il pieno
controllo dello Stato. Allora sorsero i suoi grandi monumenti, come
il Partenone e i Propilei sulla collina dellAcropoli. La vita culturale
conobbe un eccezionale fervore che continuò anche nel periodo
immediatamente successivo, con figure come lo scultore Fidia, il filosofo
Socrate, i poeti tragici Sofocle ed Euripide, gli storici Tucidide
ed Erodoto. Forte di un prestigio indiscusso in tutto il mondo greco,
la città, inoltre, controllava e tendeva ad accrescere un vero
e proprio impero, da cui affluivano vaste ricchezze.
Ma proprio il suo predominio suscitò la gelosia di Sparta,
laltra grande potenza della Grecia. E per circa trentanni, fra il
431 e il 404 a.C., le due rivali si sarebbero affrontate nelle guerre
del Peloponneso, fino alla resa finale di Atene.
Aristofane, dunque, visse una larga parte della sua vita sotto lombra
scura della guerra. Convinto pacifista, si oppose sempre alla politica
bellicosa proseguita dai successori di Pericle, denunciandola in diverse
commedie, come gli Acarnesi e la Lisistrata. Atene, per di più,
era fieramente divisa in due partiti, i democratici da una parte,
favorevoli a un ampio governo del popolo, i conservatori dallaltra,
favorevoli al governo dellaristocrazia. Aristofane si schierò
risolutamente con i conservatori e, nelle sue commedie, attaccò
anche le nuove tendenze culturali, lasciandoci una memorabile satira
di Socrate nelle Nuvole, o di Euripide nelle Rane.
A quanto pare, non sempre scampò alle conseguenze del suo coraggio
nei confronti degli uomini al potere, se è vero che Cleone,
uno dei suoi bersagli favoriti, reagì con violenza e lo denunciò
dopo la rappresentazione dei Babilonesi.
Nelle Vespe, Aristofane prese di mira il sistema giudiziario
ateniese, in cui i giudici popolari erano pagati dallo Stato, e dunque,
a suo modo di vedere, soggetti ai governanti. Protagonisti sono Filocleone
e Bdelicleone, padre e figlio. I loro nomi significano rispettivamente:
Colui che ama Cleone e Colui che odia Cleone. Per buona parte
della commedia, il figlio cerca di guarire il padre, un giudice popolare,
dalla smania di andare tutti i giorni in tribunale a condannare senza
pietà gli imputati. A questo scopo, limprigiona in casa, dove
arriverà a mettere in scena un fantastico processo al cane
per consolarlo. Dal canto loro, le Vespe, i colleghi di Filocleone
così soprannominati per le loro mazze simili a giganteschi
pungiglioni, muovono allattacco per liberare il vecchio magistrato...
Gli Uccelli, la prima commedia qui presentata, è quella
più aerea e fantastica, e dunque la più libera dalle
polemiche con i personaggi del tempo.
Ma in tutte le opere, al di là della satira pungente, possiamo
trovare invenzioni strampalate e folgoranti, come Socrate che sta
appeso in un cesto, o Euripide che, agli Inferi, pesa i suoi versi
in gara con Eschilo, il poeta tragico prediletto da Aristofane. Ed
è singolare che un conservatore come lui ci abbia consegnato
nelle Vespe il ritratto di un vecchio terribile e irriverente,
esaltando un personaggio lontanissimo dalla figura tradizionale del
nonno saggio. Così come negli Uccelli fantastica un
mutamento radicale nellordine del mondo, a favore di una libertà
senza freni (con una sola eccezione che potrete facilmente scoprire).
Nei testi, incontrerete nomi a voi forse più familiari nella
versione latina: Zeus per Giove, Poseidone per Nettuno, Artemide per
Diana, Eracle per Ercole.
E questo è quanto.
Per Giove!