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da
99 film
Il
cinema raccontato ai giovani
Premessa
Quanti nella loro vita
hanno cercato rifugio nel buio del cinema, rifugio al frastuono quotidiano?
Noi, molto spesso. Lì abbiamo sognato e fantasticato con le
immagini luminose sullo schermo. I migliori film, simili ai migliori
romanzi (sostituite le parole con le immagini) hanno questo potere,
coinvolgendoci nelle vicende e nei personaggi creati.
Spettatori e studiosi appassionati abbiamo voluto, accogliendo linvito
dellEditore, realizzare questo libro che può costituire
uno strumento introduttivo alla storia del cinema per lettori di ogni
età. Si presta a una lettura individuale o anche a essere proposto
dagli insegnanti e dagli educatori come stimolo alla discussione e
alle ricerche di classe.
I contenuti sono stati organizzati secondo linee orientative. La scelta
è stata dettata dalla necessità di trarre una significativa
campionatura dai titoli generalmente considerati classici.
Come nella letteratura e nellarte, i classici sono tali perché
il loro valore essenziale dura nel tempo, anche se un film del 1930,
per esempio, è oggi percepito diversamente rispetto ad allora.
Abbiamo preso in considerazione, fra i film classici, quelli secondo
noi potenzialmente più comunicativi per il valore dellargomento,
del regista, degli interpreti e di quanti collaborano normalmente
alla produzione (dal musicista allo scenografo allo sceneggiatore,
dallautore della fotografia allautore del montaggio).
La selezione è caduta su ogni genere cinematografico (dal dramma
alla commedia, dal comico al western, dal giallo alla fantascienza)
e spesso su film vincitori di premi.
Le pellicole analizzate in queste pagine coprono un lungo periodo,
dal 1930 al 1989, dallavvento del sonoro attraverso i
sei decenni in cui il cinema è cresciuto e si è affermato
come arte universale oltre ogni barriera di lingua e di nazione. Abbiamo
invece escluso, o magari rinviato, lultimo decennio troppo vicino
a noi per tentare sintesi e giudizi. Ogni anno è rappresentato
da una pellicola, talvolta più duna. Alla fine si compone,
per chi vi si avvicina per la prima volta, una storia del cinema che
offre un quadro dassieme privilegiato.
Dal punto di vista pratico, abbiamo fatto in modo che i titoli scelti
fossero anche disponibili alla visione, perché trasmessi nelle
normali programmazioni televisive o presentati nei cineforum e nelle
sale dessai. Chi vuole può anche reperirne le
registrazioni su videocassette VHS o DVD, nelle edicole e nelle videoteche
dove lhome video in questi anni è enormemente
cresciuto.
Tranne che per Billy Wilder presente con due titoli, gli altri autori
sono citati con uno solo dei loro film, quello che ci è sembrato
esprimerne al meglio la personalità e lo stile. In ogni caso,
tutte le schede di commento intendono sintetizzare notizie generali
sugli autori oltre che suscitare curiosità e svelare aneddoti.
Per attenzione verso i più giovani e verso il mondo della scuola
cui il libro è espressamente dedicato, abbiamo escluso le pellicole
vietate ai minori di 14 anni, fatta eccezione per pochi titoli di
valore ai quali non ci è parso giusto rinunciare (Easy Rider;
Nosferatu, il principe della notte; Qualcuno volò sul nido
del cuculo; Rosemarys Baby; Soldato blu).
Un maestro del cinema, Fritz Lang, sosteneva che un regista debba
essere poeta, architetto e musicista, ma soprattutto possedere il
senso del tempo. In presenza di un capolavoro si verifica appunto
il miracolo di un racconto di immagini necessarie - quelle e non altre
- ordinate magistralmente nel tempo. Non il tempo materiale
dellorologio, anche se certi film, come Mezzogiorno di fuoco,
hanno provato a registrare lo scorrere della realtà. Ma il
tempo interiore dei nostri stati danimo e pensieri, dei
sogni, delle illusioni e delle paure che la magia del cinema ha il
potere di svelare e trasmettere.
È questo il cinema che vi invitiamo a scoprire. Come se stessimo
guardando insieme, emozionati, le immagini che saccendono ancora
una volta nel buio.
Roberto Agostini, Patrizia Rossi
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69.
Ombre rosse
(Stagecoach)
di John Ford
WESTERN
1939
Con John Wayne, Thomas Mitchell, Claire Trevor, John Carradine,
Louise Platt, George Bancroft, Donald Meek, Berton Churcill, Andy
Devine, e altri. Sceneggiatura: Dudley Nichols. Scenografia: Alexander
Toluboff. Fotografia: Bert Glennon. Montaggio: O. Lovering, W. Reynolds,
D. Spencer. Musiche: G. Carbonara, L. Gruenberg, R. Hageman, W. F.
Harling, J. Leipold, L. Shuken. B/n. 97 min. Oscar.
Il genere western nato con il cinema (La grande rapina al treno
di E. S. Porter è del 1903), divenne grande con John Ford nel
1939, quando questo regista eclettico, di origine irlandese, trasformò
in film il modesto racconto Stage to Lordsburg di Ernest Haycox,
grazie al contributo dellottimo sceneggiatore Dudley Nichols.
Come protagonista Ford chiamò un attore semisconosciuto, John
Wayne (vero nome Marion Michael Morrison) che era stato assunto come
trovarobe dalla Fox. Nei panni di Ringo Kid, fuorilegge per onore,
Wayne divenne il cowboy più famoso del cinema.
La storia di Ombre rosse, che Ford girò in otto settimane
a fine 1938 nella Monument Valley (Utah/Arizona) fra le torri rocciose
colorate di rosso, è semplice: nel 1880, una diligenza per
Lordsburg (New Mexico) deve attraversare la zona degli Apaches di
Geronimo, di nuovo sul sentiero di guerra. Nella diligenza, guidata
dal ciarliero Buck (Andy Divine) con a fianco lintegerrimo
sceriffo Curley Wilcox (George Bancroft), viaggiano
personaggi diversi per carattere ed estrazione sociale: un dottore
alcolizzato, Doc Josiah Boone (Thomas Mitchell); un
timido rappresentante di liquori, Mr. Samuel Peacock (Donald
Meek); una prostituta di nome Dallas (Claire Trevor);
la moglie sussiegosa di un ufficiale, Lucy Mallory (Louise
Platt); un aristocratico sudista rovinato dal gioco, Mr. Hatfield
(John Carradine); un banchiere ladro, Mr. Gatewood (Berton
Churchill). Per ultimo sale Ringo Kid (John Wayne)
intenzionato a vendicarsi dei fratelli Plummer che gli hanno assassinato
il fratello e il padre e lhanno fatto incarcerare con accuse
false.
Durante il pericoloso viaggio, Ford approfondisce le relazioni fra
i personaggi attraverso primi piani eloquenti: quelli apparentemente
positivi si rivelano i peggiori; il dottore, Dallas e Ringo Kid si
redimono. Questi ultimi giungono anche ad innamorarsi.
Ringo Kid: Ho una piccola fattoria oltre frontiera. Un uomo
ci può vivere. E anche una donna. Volete venirci a stare con
me?
Dallas: Voi non sapete chi sono.
Ringo Kid: Io so tutto quello che voglio sapere.
Inseguita dagli indiani (nello scontro muore Hatfield) e salvata dalla
carica del 7° Cavalleggeri, la diligenza riesce a raggiungere
Lordsburg. Ringo, dopo essersi vendicato, viene lasciato libero di
coronare il suo sogno con Dallas. Il calesse degli innamorati scompare
allorizzonte. E appare la parola Fine sulle ultime
battute:
Boone: Così si sono salvati tutte due dalle
delizie della civiltà.
Sceriffo: Vi offro un bicchierino.
Boone: Uno solo.
A Ombre rosse toccarono due Oscar (alla colonna sonora e a
Mitchell come miglior attore non protagonista). Ford girò altri
famosi western nella Monument Valley (Sfida infernale, 1946;
Sentieri selvaggi, 1956) procurando guadagni ai Navajos proprietari
della riserva, che lo soprannominarono affettuosamente grande
soldato.
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80.
Quarto potere
(Citizen Kane)
di Orson Welles
DRAMMA
1941
Con Orson Welles, Joseph Cotten, Dorothy Comingore, Agnes Moorehead,
Everett Sloane, Ruth Warrick, William Alland e altri. Musica: Bernard
Herrmann. Sceneggiatura: Herman J. Mankiewicz, Orson Welles. Montaggio:
Robert Wise. Fotografia: Gregg Toland. Scene: Perry Ferguson, Van
Nest Polglase, Darrell Silvera. Costumi: Edward Stevenson. Produzione:
Orson Welles. B/n. 119 min. Oscar.
Definito dallo scrittore Borges geniale nel senso più
cupo e oscuro del termine, Quarto potere è stato
giudicato dai critici cinematografici il miglior film della storia
del cinema, creazione rivoluzionaria di un regista americano appena
venticinquenne: nel 1941, Orson Welles era quasi al suo debutto sullo
schermo (precedentemente aveva curato un corto e un lungometraggio)
ma già regista e attore teatrale provetto sin dai 16 anni.
Il nome di Welles era divenuto famoso nel 1938 quando, nella sua serie
di trasmissioni radiofoniche romanzate, aveva messo in onda La
guerra dei mondi di H. G. Wells come una diretta dello sbarco
dei marziani gettando nel panico gli Stati Uniti. Tre anni dopo, luscita
di Quarto potere suscitò un vespaio di polemiche che
si trascinarono per decenni contro il (presunto) tirannico regista-produttore-attore
che (giustamente) non intendeva riconoscere ad altri la paternità
del soggetto e che, soprattutto, aveva osato sfidare la nascente industria
dei mass-media raccontando la storia di un magnate della stampa ossessionato
dal potere, in cui molti vollero riconoscere il miliardario Randolph
Hearst. Questi, in effetti, ricorse ad ogni mezzo lecito e illecito
per impedire luscita del film o rallentarne la diffusione. Fortunatamente
Welles tenne duro e il suo capolavoro fu salvo.
Per comprenderne la trama, senza una precisa struttura temporale,
lo stesso Welles spiegò: La ricerca del giornalista Jerry
Thompson (William Alland) sul significato delle parole
di Charles Foster Kane (Orson Welles) morente, lo condurrà
a cinque persone che conoscevano bene Kane e che raccontano cinque
storie differenti. La verità su Kane, come su ogni uomo, può
scaturire solo dalla somma di tutto ciò che è stato
detto su di lui.
Kane: Se non fossi stato molto ricco, forse sarei potuto
diventare un grande uomo... In me esistono due persone... Sono un
americano, soprattutto un americano.
La ricostruzione della vita del cittadino Kane, dallinfanzia
semplice al tramonto nella faraonica dimora di Xanadu in Florida,
arca di tutte le arti e specie terrestri, diventa limmagine
vivente del mito dellAmerica: una nazione divenuta superpotenza
dal XIX al XX secolo, con la sua filosofia agonistica e materialista
del successo e della felicità individuale.
Kane è leroe di tutte le contraddizioni di questa società:
è il self-made-man indefesso, lidealista democratico,
il monopolizzatore cinico. Welles, abilissimo narratore, lo descrive
in scene ora ingenue ora critiche, come nei romanzi sociali di Dickens
o di Dostoevskij: tutto ruota intorno allultima parola pronunciata
da Kane (Rosebud, Rosabella, il nome della slitta
simbolo della sua infanzia).
Molte novità (angoli di ripresa, profondità di campo,
illuminazioni, scenari e dissolvenze) introdotte da Welles con loperatore
Toland aumentarono la suggestione e il realismo di Quarto potere,
che anche per la sfida alle convenzioni cinematografiche rimarrà
unopera capitale.
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