da Tutta colpa del naso
La storia di Cirano di Bergerac


Rosanna, Cirano e Tristano

La notte era resa più nera da nuvoloni carichi di pioggia che, spinti dal vento, lasciavano qua e là solo alcune chiazze di cielo scoperto.
I due uomini camminavano nella notte l’uno a fianco all’altro. Cirano era avvolto nel suo mantello nero, mentre il largo cappello gli copriva il volto. Cristiano invece non aveva né mantello, né cappello, indossava solo l’attillata uniforme dei cadetti. La sua figura snella contrastava con quella alta e robusta di Cirano.
“Farò tutto quello che mi dirai, te lo assicuro”, diceva Cristiano. “Spero solo che tu riesca a…”
“Ci riusciremo, se farai come ti dico...”
Dopo un ampio giro nel quartiere, durante il quale il giovane aveva continuato a piangere per il suo poco fortunato tentativo, i due erano tornati nei pressi della casa di Rossana. La finestra del balcone era illuminata.
“Rossana è in casa!” disse Cristiano come rincuorato.
“Vieni, entriamo nel giardino!”
Attraversato il cancelletto, giunsero di fronte al balcone e si nascosero tra le fronde dei gelsomini. Cirano si mise ben nascosto in una zona d’ombra, addossato al muro, in modo che, pur essendo vicinissima a Cristiano, non potesse essere visto dall’alto.
“Lancia un sasso contro il vetro...”
Cristiano raccolse una pietra e la lanciò contro la finestra. Ci fu un tintinnio, il vetro sembrò sul punto di andare in frantumi, ma nessuno venne al balcone.
“Tira due o tre pietre insieme... Ma piccole e fai piano, se no rischi di rompere il vetro!”
Cirano aveva parlato piuttosto sgarbatamente, con tono di rimprovero. Cristiano ubbidì e ripeté l’operazione. Ci fu un leggero ticchettio, poi si udì una finestra aprirsi e si vide Rossana uscire sul balcone.
“C’è qualcuno?” chiese con un filo di voce la ragazza.
“lo! Cristiano!” disse sottovoce Cirano.
E Cristiano ripeté: “Io! Cristiano!”
“Ah, sei lì?”
“Vorrei parlarti”, disse sottovoce Cirano.
E Cristiano ripeté: “Vorrei parlarti”.
“Che vale?” disse con voce rotta dall’emozione Rossana. “Tu non mi ami più!”
“Ahimé! Mi accusi di non amarti quando invece ti amo di più!” disse Cirano.
E Cristiano ripeté ancora.
“Sbaglio o parli già meglio? Ma perché lo fai Solo adesso?” chiese stupita Rossana.
In quel momento una nube copri la luna e tutto divenne nero. Allora Cirano disse al giovane: “E una domanda difficile, ma il cielo ci aiuta! Fatti da parte! Parlerò io, imitando la tua voce! È buio e lei non potrà vedermi!”
Cristiano, che si sentiva di nuovo imbarazzato a dover parlare con Rossana, accettò volentieri. Si mise accanto al muro, in modo da non poter essere visto dall’alto. Contemporaneamente Cirano si pose dinanzi al balcone, ma si addossò alle foglie del glicine. Poi imitando la voce del giovane: “Oh Rossana, era stato così forte il turbamento di averti vicina che... che le parole non riuscivano a esprimere quello che sentivo nel petto!”
“Davvero?” chiese Rossana emozionata.
“Davvero!” proseguì spedito Cirano, incoraggiato dalla disponibilità della fanciulla. “Ora ci riesco meglio, perché noi ci vediamo, si, ma appena. Tu vedi solo la mia ombra, io vedo nel buio solo il tuo vestito bianco. Io sono un’ombra e tu la luce! Ed è dolce la sera!”
“Ah, è dolce, sì! Perfino la tua voce mi sembra diversa...”
Cirano sussultò. Forse per la troppa sicurezza aveva dimenticato di imitare la voce di Cristiano e Rossana si era insospettita?
“È che mi smarrisco...” disse più attentamente. “È che questa sera provo qualcosa di nuovo: il piacere di essere sincero. La paura di essere deriso, di non essere alla tua altezza, mi stringeva oggi l’anima!”
“Deriso! E di che?”
“Di uno slancio troppo forte che a tratti vorrei nascondere. Allora, pur sapendo che tu sei una stella sta in alto, mi chino e cerco in terra un fiorellino!”
“Ma un fiore è cosa bella!”
“Io non voglio più guardare in basso, voglio ammirare la stella che rifulge. E abbandonando ogni artificio, ogni forma, ogni studio del ben parlare, voglio innalzarmi al cielo e respirare un’aria più pura. Voglio parlare come mi detta il cuore!”
“Però a me hanno insegnato che prima di parlare dobbiamo pensare a quello che si dice, che bisogna parlare in maniera cortese… con stile. Non è così?”
“Abbandoniamo, per questa sera, ogni ricerca del bel parlare”, disse allora Cirano con voce accorata. “La magia che è in quest’aria ci permetterà la più grande sincerità, ci permetterà di attingere direttamente le nostre parole dai profondo dell’anima e le parole passeranno da cuore a cuore, senza fronzoli, né abbellimenti. Le parole che ci diremo saranno come rose che coglieremo e ci doneremo. Ti donerò rose, fresche e vive, senza disporle in un mazzo ordinato…”
“È stupendo quello che dici. Ma spiegami perché prima ma non mi hai detto queste cose?”
“È semplice! Agli inizi, quando i cuori ancora non battono con lo stesso ritmo, c’è bisogno... sì, di qualche artificio. Ma poi un continuo controllo di ciò che diciamo finirebbe con l’esaurire il nostro sentimento rendendo vuoto il cuore”.
“Questo è dunque l’amore!”
“Sì, è l’amore! L’amore di due anime che trovano la loro armonia. Grazie a questo amore ricordo tutto dite. Anche che il dodici maggio hai mutato acconciatura! Sai, i tuoi capelli sono per me come il sole che, appena fissato, ti lascia negli occhi la sua immagine. E attorno al tuo corpo, quando mi sei vicina, vedo una luce che poi ritrovo ovunque o che forse resta in me anche quando stai lontana”.
“Mi fai tremare...”
“Sì, lo sento. Sento il tremito divino della tua mano che scende lungo il ramo del gelsomino!”
“Tremo come queste foglie al dolce vento... Ma il vento ora si fa forte, è una tempesta e mi scuote tutta!”
“Sono felice della tua felicità! E la cosa che più desidero è...”
“Baciarti!” disse Cristiano ad alta voce, eccitato per aver riconquistato Rossana. Ma la fanciulla, a quella richiesta così precisa, sobbalzò.
“Che cosa?!”
Cirano si volse a Cristiano e gli sussurrò: “Tu fai le cose troppo in fretta, rischi di rovinare tutto!”
“Ma io voglio approfittare di questo momento...”
“Zitto!” lo rimproverò con voce dura Cirano. Poi rivolgendosi a Rossana soggiunse con lo stesso tono di voce: “Del mio ardire mi pento! Avrei fatto meglio a tacere!”
“Sì, taci!” disse Rossana.
Cirano invece continuò: “Non so perché tu abbia tanto timore a parlare di un bacio. Bacio è parola dolce e se è dolce la parola, che sarà la cosa?”
“Basta!” disse Rossana.
“Perché? In fondo cos’è un bacio? È un giuramento di due anime fatto da vicino, è un più preciso patto, è la confessione di un sentimento grande sigillato con la bocca, è un apostrofo color rosa messo nelle parole t’amo”. Un bacio ha il suono del fruscio di un ape che scivola in un fiore, è un respirare il cuore e assaporare l’anima a fior di labbra...”
“Così tante cose è un bacio?”
È così infinite cose che servirebbero fiumi eterni d’inchiostro per scriverle tutte! Sul bacio è stato detto e scritto molto e forse di più si dirà nel tempo, perché esso stesso è la sorgente dolce della vita che si rinnova sempre...”
Rossana sospirò. “Allora...”
“Allora tu sei la mia regina... E anche la regina più casta concede un bacio al suo re...”
“E tu... Tu sei bello, come un re!”
“Ah!” esclamò Cirano.
“Che c’è?” chiese Rossana con la voce leggermente allarmata.
“Me l’ero dimenticato di essere bello!”
“Sali dunque”, disse la fanciulla con voce tremante. “Sali e beviamo insieme a questa sorgente dolce…”
A queste parole, Cirano afferrò Cristiano per un braccio e lo spinse con forza contro il balcone.
“Va!” gli disse. “Sali!”
“Ma...” Cristiano era confuso.
“Che ti succede? Non volevi il bacio?”
“Sì, ma ora...”
“Sali, animale!”
La voce di Cirano era bassissima, ma decisa. Il giovane, vinte le ultime incertezze, si arrampicò agile come un gatto lungo il glicine e raggiunse il balcone. Il quel momento un lampo squarciò la notte e goccioloni gelidi cominciarono a cadere dal cielo. Cristiano abbracciò Rossana. Il temporale, violento e improvviso, trovò Cirano ancora lungo il giardino. Un nuovo lampo illuminò la sua figura. Era avvolto nel mantello e aveva le spalle curve; teneva le mani serrate contro il petto, come per proteggersi da un profondo dolore.