da
Giganti
Le incredibili avventure di Gragantua e Pantagruele
Del come Gargantua incontrò fra Fracassatutto, ne ammirò il coraggio e lingegno
Tanto piacque quella storia a Gargantua che ordinò di far chiamare
il frate perché prendesse parte al banchetto. E di lì a poco
il frate se ne arrivò bel bello a dorso di mula, sorridente
e benevolo, impugnando il suo bastone; si sedette a tavola e cominciò
a sputar sentenze sulla cottura delle carni, abboffandosi come un
porcello e bevendo come una spugna.
A dir il vero sentenziò anche su altre faccende non del tutto
cristiane; inveì contro i codardi, quelli che piuttosto che
alzare il braccio scappano come lepri, e poi contro i monaci studiosi,
giacché il troppo studio fa venire gli orecchioni e rovina
la vista.
Non vi è nulla di più mostruoso di un monaco sapiente,
diceva. Solo lidea mi fa crepare di noia. Ba, che
schifo, e avanti così, tra una facezia e laltra,
il buon Fracassatutto intrattenne tutta la tavolata.
I commensali si stupirono che ci potesse essere tra i monaci un tipo
così allegro e burlone, mentre di norma sono considerati tutti dei
noiosi guastafeste.
Gargantua non poté trattenersi dal dire ciò che pensava
dei frati che si attirano ogni maledizione e vengono rinchiusi nei
loro conventi perché ingoiano tutti i peccati del mondo.
I frati sono inutili, dichiarò Gargantua, inutili
come le scimmie che non fanno la guardia, non tirano laratro,
non producono latte o lana, non portano neppure il basto da soma come
i muli o i cavalli. Che fanno le scimmie? Sporcano e guastano dappertutto
e di conseguenza non possono che prendere botte e scherni. La stessa
cosa vale per i monaci: non lavorano la terra come i contadini, non
difendono la patria come i guerrieri, non curano i malati come i medici,
non educano le gente come i pedagoghi, non arricchiscono il mondo
come i mercanti e dunque tutti li detestano e li evitano.
Gli fu obiettato che i monaci pregano Dio per tutti quei lavoratori
da lui elencati, ma Gargantua non aveva più freno. Cominciò
a inveire contro le campane che infastidiscono i comuni mortali e
contro lipocrisia di tutte quelle preghiere snocciolate senza
capire un accidente e poi sbottò:
La gente se ne infischia della intercessione presso Dio di un
branco di monaci fannulloni. È in grado benissimo di pregare
da sola quando e dove le piaccia. Evviva dunque, continuò
alzando il bicchiere per brindare, un monaco come Fracassatutto,
garbato, allegro, che lavora, aiuta i bisognosi e difende a randellate
lorto della sua abbazia.
Ehi, intervenne fra Giovanni, io faccio molto
di più. Mentre sbrigo i doveri mattutini, intreccio corde da
balestra, lucido frecce e dardi, fabbrico reti e lacci per i conigli;
e già, non sto mai con le mani in mano, io! E poi devo trovare
il tempo per bere.
E così dicendo chiese che gli mescessero ancora del vino che
il brindisi andava fatto per bene e non con la gola arsa dal tanto
parlare.
La gola sarà arsa, ma il naso è un campione,
esclamò allora qualcuno osservandolo mentre vuotava a garganella
il suo boccale. Immediata fu la spiegazione: aveva succhiato il latte
da una nutrice col seno morbido dove il naso saffondava come
in un cuscino di piume, mentre chi succhia da tette dure ha il naso
camuso e rincagnato, povero lui!
Dopo tanto bere, ridere e mangiare, decisero che sarebbero usciti
di notte in pattuglia per controllare le postazioni del nemico; nel
frattempo potevano concedersi un buon riposo.
Gargantua però non riusciva a prender sonno e allora fra
Giovanni gli recitò i salmi, finché si assopirono entrambi.
Non tutti ne seguirono lesempio; alcuni fecero quattro passi
per sgranchirsi le gambe prima di armarsi ed equipaggiarsi a dovere.
Il frate sul far della mezzanotte era anche lui sveglio come un grillo,
ben disposto a mangiare e a bere prima di andare a caccia del nemico.
Poi, suo malgrado, fu armato di tutto punto e montato su un bel cavallo,
pronto a combattere come Gargantua, Ponocrate, Ginnasta, Eudemone
e altri prodi guerrieri della casa di Grangola.
Se ne partirono tutti, la lancia in resta come San Giorgio contro
il drago, a stanare le pattuglie di Picrocole, che si aggiravano per
la campagna.
Se qualcuno avesse paura, blaterava Fracassatutto, si
rivolga a me. Ho parole di incoraggiamento per tutti, perché
la mia tonaca ha poteri straordinari contro la vigliaccheria. Non
mi credete? Posso avvolgervi chi voglio e lo trasformo in un leone...
Così sproloquiando, cosa che non aveva smesso di fare dalla
sera innanzi, e tutto bardato con larmatura, si impigliò
con la visiera dellelmo nel ramo di un gran noce. Incauto, spronò
il cavallo e si ritrovò scalzato di sella e appeso al ramo,
come un salame ad asciugare. Incominciò allora a urlare come
un matto, sicuro di essere incappato in unimboscata.
Era cosi buffo là penzoloni come un impiccato che i suoi amici
ridacchiavano e lui si imbestialì, perché invece di
salvarlo stavano là a far paragoni su quanti morti impiccati
fosse loro toccato vedere nella loro vita di gaglioffi. Era proprio
seccato Fracassatutto e per fortuna Ginnasta decise a montar sul ramo
per districare la visiera e farlo scendere.
Come ebbe messo piede a terra il frate si sbarazzò dellarmatura
e rimontò a cavallo soltanto con la sua tunica porta-coraggio
e il suo bastone e tutti insieme ripresero il cammino in allegria.