da Le lanterne degli gnomi


Lo gnomo senza scarpe

1. Al mercato c’era un omettino

Era giorno di mercato e in mezzo alle bancarelle andava e veniva molta gente.
C’era chi comprava maglioni, pelati e calzettoni, chi comprava mandorlati, torroni e gelati, chi comprava cucchiaini, cestini e mocassini. E poi lampade, pentole, bambole, pifferi, sandali, chicchere, zufoli, tavoli e poi pantofole bianche, rosse e blu. Quanta bella gioventù!
Però fra quella gente camminava come poteva anche uno gnomo, un omettino piccolo come un merlo, che era solo, triste e senza scarpe.
Era solo perché tutti gli altri gnomi di quel paese erano emigrati in America a cercare fortuna nelle miniere d’oro. E si erano portati via tutte le scarpe, anche le sue.
Gli avevano detto: - Vieni anche tu con noi. Qui in questi boschi non si riesce più a vivere. Tagliano gli alberi, ammazzano gli animali, costruiscono strade. Tra un po’ non c’è più una radice dove metter giù casa.
E lui, che era ancora un ragazzo: - No, non voglio venir via. Le mie migliori amiche sono le rondini. Se me ne vado rimangono male! Voglio stare qua.
Era vero. Con quelle rondini chiacchierava, giocava, gridava. Qualcuna, se non c’era vento, se lo prendeva in groppa e lo portava in volo persino tra le nuvole.
E gli altri: - Noi però dobbiamo portar via tutto. Chissà cosa troviamo in America! Anzi, dacci anche le tue scarpe.
E lui: - Ma io non posso restare senza scarpe. Come faccio poi?
E gli altri: - Fattene di nuove, oppure va al mercato e compratene un paio.
E lui: - Ma no, lasciatemele le scarpe per piacere.
E gli altri: - Tu sei giovane, mentre con noi ci sono tanti vecchi, capisci? E noi dovremo camminare nei fiumi pieni d’oro, capisci? E cammina cammina le scarpe si consumano, capisci? Abbiamo bisogno di scarpe più di te, capisci?
E lui zitto, perché non voleva andar via di 1ì. Così tutti gli altri gnomi erano partiti e lui era rimasto con le rondini.
Però una mattina anche le sue amiche rondini se n’erano andate in un gran volo. L’avevano salutato gridando e via. Così era rimasto senza scarpe, triste e solo.
Aveva sì un bel vestito un po’ rosso e un po’ verde, con una mantellina verde e un berretto a punta rosso, e legata alla cintura aveva la sua lanternina. Ma i suoi piedi erano nudi.
E per il mercato andava, alto una spanna com’era, per comprarsi le scarpe, delle scarpe qualunque. Chiedeva:
- Mi dà delle scarpine per i miei piedi?
E i venditori senza nemmeno guardarlo: - Soldi! Li hai i soldi? Fuori i soldi!
- Non ne ho di soldi - rispondeva lo gnomo - però le scarpe voglio comprarle lo stesso.
- Via via via! - strillava sgarbato il venditore senza nemmeno girarsi verso di lui.
Si girava invece verso una bella ragazza e diceva gentile:
- Signorina, venga che le faccio vedere delle belle scarpine d’oro. Sono qui proprio per lei, sa?
Certo, lo gnomo credeva che le scarpe si potessero comperare con niente, dato che servono a tutti; un po’ come l’aria e l’acqua che non costano niente.
In più, sulle bancarelle delle scarpe, lì al mercato, di scarpettine per gnomi, piccole da infilarci al massimo due dita, non ce n’erano.
Però, mentre camminava fra quella gente, attento a non farsi pestare, vide in terra un paio di stivaletti rossi proprio della sua misura.

 

2. Una bambina piccola piccola

Quegli stivaletti rossi erano caduti dai piedi di una bambola. Difatti, proprio sopra lo gnomo c’era una bancarella di giocattoli.
Lui li raccolse, li guardò bene, li toccò dentro e fuori, poi si voltò in su verso il mercante e gli disse:
- Per piacere signore potrei comprare questi stivaletti rossi senza pagare?
Il mercante, che aveva dei lunghi baffi da tricheco, senza badare a chi gli parlava ringhiò:
- Io non vendo né stivali, né scarpe, né pantofole. Io vendo giocattoli e basta. Ma se la gente non molla tutti i soldi che chiedo io, non do nemmeno un fischietto. Tutti li voglio!
Però, mentre parlava, guardò in giù e vide lo gnomo. Allora ghignò con occhi maligni e disse:
- Guarda guarda! Cosa ci fai da queste parti piccolino ridicolo che sembri un fantoccio? Per me sei un giocattolo. Vieni qui.
E con mossa fulminea si chinò sullo gnomo e l’agguantò.
- Mi lasci, mi lasci che non ho fatto niente! - protestò il poverino cercando di liberarsi.
Il mercante non gli dava retta. Invece lo guardava attento. Vide gli stivaletti e mormorò:
- Ecco dov’erano andati a finire gli stivaletti di quella bambola! Però a te devono star bene. Adesso te li metto e poi ti vendo a dieci euro.
Così il mercante baffuto gli infilò gli stivaletti rossi, gli appiccicò sulla pancia un cartellino con scritto 10 e lo posò bene in vista in mezzo agli altri giocattoli.
Lo gnomo avrebbe voluto scappare, ma era talmente piccolo e aveva talmente paura di quel mercante che rimase quieto tra le bambole e i robot pensando: "Questa sera appena viene il buio, quando lui smonta la bancarella me la svigno".
Però prima che venisse buio arrivò vicino al banco una bambina piccola piccola. Aveva forse quattro anni ma forse no. E teneva in mano un biglietto da dieci euro che le aveva dato la mamma per scegliersi un bel giocattolino.
Guardò, guardò, guardò e a un certo punto vide lo gnomo. Pensò che era bellissimo e disse al mercante:
- Signore, vorrei comprare quel giocattolo lì. Sì, quello vestito di rosso e di verde, quello con la lanternina. Voglio portarmelo a casa. Io ho dieci euro, se vanno bene.
Non aveva ancora imparato a leggere e non sapeva che il prezzo era proprio dieci euro.
- Bene - sorrise sotto i baffoni il mercante - bene bene! Da’ qua - e si prese i dieci euro. - Tieni - e le diede lo gnomo.
La bambina lo prese con tutt’e due le mani come se fosse stato un dolce che non si doveva far cadere.
Intanto il mercante sogghignava tra sé pensando:
"Ho fatto un buon affare".

 

3. Poi si levò un po’ di vento

Appena ebbe fra le mani il giocattolo gnomo la bambina se lo appoggiò tra le braccia, poi corse dalla mamma che stava comprando in un’altra bancarella un tovagliolino nuovo per lei. Sopra c’era ricamato uno gnomo vestito di rosso e di verde con una lanternina in mano.
Vedendo quel giocattolo - come la bambina anche la mamma pensava che fosse un giocattolo - disse:
- Che bellino. Sembra lo gnomo del tovagliolino. L’hai scelto proprio bene. Brava.
E tutt’e due andarono a casa. Volevo dire tutt’e tre. Lo gnomo, un po’ impaurito e un po’ contento, rimaneva fermo come un fantoccio.
E la bambina lo tenne in braccio mentre mangiava, lo tenne in braccio mentre guardava la televisione, lo tenne in braccio fino all’ora di dormire.
Poi aprì la finestra della sua stanza perché entrasse il vento della sera e posò con cura il suo amico in un lettino per le bambole che aveva messo vicino al suo letto.
Prova a pensare cosa fece lo gnomo quando anche la bambina fu a letto e la mamma spense la luce.
Ecco cosa fece: si addormentò. E mentre dormiva sognò la vita che avrebbe fatto da quella sera in poi.
Sognò che sarebbe stato sempre insieme a quella bambina e che lei avrebbe capito subito che era uno gnomo, ma gli altri no.
Così sarebbe diventato l’amico segreto di quella bambina, avrebbe parlato con lei, mangiato con lei, passeggiato con lei, giocato con lei mentre gli altri continuavano a crederlo un fantoccio e che lei facesse per finta, mentre faceva tutto per davvero. E anzi, quando nel buio della notte la bambina avesse avuto un po’ di paura, lui avrebbe acceso di nascosto per lei la sua lanternina. Ma soltanto per lei.
Insomma da allora lo gnomo non fu più solo, né triste, né senza scarpe.
Però quella sera successe anche un’altra cosa strana.
Perché, mentre il mercante giocattolaio metteva via i soldi dei giocattoli che aveva venduto, si alzò un po’ di vento che fece volar via un biglietto da dieci euro. Solo quel biglietto.
E quei dieci euro volarono, volarono fin dentro una finestra che quella notte era rimasta aperta