da
Meglio un giorno da orso...
Capitolo
quarto
Orso sul
serio!
Orso si svegliò
in un giaciglio di erbe e ramoscelli, accanto a qualcosa di morbido
e caldo e lì per lì non si raccapezzò. Si portò
le mani agli occhi per stropicciarseli e si rese conto che qualcosa
non andava: quelle non erano le sue mani grassottelle e rosee, quelle
erano zampe pelosette, con delle cose che non si potevano chiamare
propriamente unghie, piuttosto unghioni, quasi artigli.
Perbacco! si disse. Che diavolo... da dove sbucano
queste zampe? Ma certo: lunguento di Alberto! Accidenti, ha
funzionato davvero, sono un orso a tutti gli effetti. Uhm, se solo
avessi uno specchio per vedermi intero! E ora che si fa, cosa fa un
orso alle... diciamo, a occhio e croce, alle cinque del mattino? Comunque,
cosa farebbe un orso non lo so, so però che sento un certo
languorino allo stomaco. Faccio un giretto, voglio vedere se mi riesce
di trovare qualcosa per la colazione.
Si stiracchiò un po, guardò il suo nuovo corpo
ricoperto da un lucido pelo scuro, fece risuonare battendole tra loro
due file di denti che, lo sentiva, non avevano certo bisogno del dentista,
osservò superbo le zampe belle poderose, si sentì gagliardo,
si rizzò e iniziò a muovere i suoi primi passi da orso.
Gli venne naturale: prima le zampe di destra, quella di dietro e poi
laltra, poi le zampe di sinistra, quella di dietro e poi laltra.
Ci prese gusto e trotterellando si avviò allesplorazione
del territorio.
Lo fermò il tuono di una voce imperiosa e arrabbiata: Ehi,
tu, dove credi di andare da solo? Torna qui immediatamente: non hai
ancora imparato che non è proprio il caso di fare passeggiate
solitarie?
Chi aveva parlato? Orso si arrestò, si girò e vide il
testone sollevato di una grande orsa con accanto un orsetto suppergiù
della sua stessa corporatura, ancora accovacciati in quello che era
stato il suo giaciglio.
Ma dimmi un po, tu, continuò lorsa
sollevandosi pigramente, imitata dallorsetto. Da dove
salti fuori? Non eri qui quando ci siamo fermati a riposare. Sembra
che tu abbia sì e no letà del mio piccolo, tredici-quattordici
mesi o giù di lì: non dovresti stare con la tua mamma?
Dovè? Ti sei perso? È strano, però. Mi
sembrava che in questa zona ci fossimo solo noi, non mi risulta che
nei paraggi ci fosse unaltra orsa con un cucciolo. Su, rispondi!
Già, rispondi! gli fece eco lorsetto.
Be... sì... no... non so... forse mi sono perso,
rispose Orso sforzandosi, per non farsi prendere in castagna, di ricordare
tutto quello che sapeva degli orsi e delle loro abitudini. Ho
passato la notte con la mia mamma là in alto, nella faggeta.
Abbiamo fatto una bella scorpacciata di faggiola, poi ci è
venuta voglia di riposare e ci siamo accovacciati in un giaciglio
proprio come questo, con ramoscelli ed erbe. Lei si è allontanata
lasciandomi addormentato perché magari ha avuto fame ed è
andata in cerca di cibo. Tornerà sicuramente da un momento
allaltro.
Stai dicendo un mucchio di sciocchezze! lo rimbrottò
burbera lorsa. Sembri grandicello, ma da come parli sei
più stupido di un orso appena nato. Intanto non si è
mai vista unorsa che, per quanto affamata, si mette a gironzolare
in cerca di cibo senza il suo piccolo, lasciandolo addirittura addormentato,
poi ti posso assicurare che quando noi ci siamo accovacciati in questo
giaciglio, di altri orsi non cera nemmeno lombra. Questa
storia è strana. Non so cosa pensare: o tu non hai una madre,
e non capisco come questo sia possibile, o ne hai una scervellata,
una che non sa fare il suo mestiere, ti molla e se ne va. E comunque
è una che non ti ha insegnato nemmeno labicì,
visto che non ti ha messo in guardia dai pericoli che un cucciolo
corre quando rimane da solo: ma lo sai che cosa potrebbe succederti
se incontri un orso affamato senza che accanto a te ci sia unorsa
a difenderti? Non farmici pensare!
E rabbrividì. Rabbrividì anche il cucciolo accanto a
lei. Poi lorsa riprese: Tutta questa faccenda è
misteriosa ma oramai cè poco da fare: devi stare con
noi, non puoi andartene in giro da solo, è troppo pericoloso.
Visto che non lha fatto tua madre, penserò io a proteggerti.
Ora però muoviamoci, perché la fame si fa sentire e
tra qualche ora farà troppo caldo per gironzolare alla ricerca
di qualcosa da mettere sotto i denti. Mi raccomando, guai a voi se
vi allontanate!
Alla fine del pistolotto Orso tirò un sospiro di sollievo.
Meno male che lorsa non si era insospettita più di tanto
e poi, che fortuna essere protetto da lei, grande grossa e decisa
comera! Lorsetto pure sembrava simpatico, anche se Orso
lo trovava un po troppo appiccicato al pelo della mamma.
Comunque è bravo, pensò. Io al posto
suo, se mia mamma mi avesse imposto un altro ragazzino come fratello,
sarei diventato viola dalla gelosia e avrei fatto il diavolo a quattro..