da
Storie di streghe
Prunella
Cera una volta una bambina
che passeggiava lungo un viottolo, quando vide un albero ricoperto
di rosse prugne mature. Allungò una mano per cogliere una prugna,
e da dietro lalbero saltò fuori una strega.
"Ah!" disse la strega. "Cercavo giusto una servetta
come te per tenermi in ordine la casa". Trascinò la bambina
al di là della siepe e la portò nella sua casa.
Era una casa bizzarra: era fatta interamente di noccioli di prugne,
ed anche le sedie e i tavoli e i letti erano fatti di noccioli di
prugne. La strega chiamò la bambina Prunella, e non le diede
da mangiare nullaltro che prugne: cinque prugne per colazione, dieci
prugne per pranzo, e sei prugne per cena.
"E bada di serbare con cura i noccioli", disse la strega,
"perché voglio costruire un portico".
Più volte Prunella tentò di fuggire; ma tutti i dintorni
erano sotto un incantesimo, cosicché, qualunque strada prendesse
e per quanto lontano andasse, alla fine Prunella si ritrovava sempre
a rientrare nella porta dingresso della strega. Allora la strega
sghignazzava e diceva: "Quando ho una servetta, mi piace tenermela".
Prunella visse con la strega per anni e anni. E, strano a dirsi, sebbene
non avesse da mangiare nientaltro che prugne, era sempre sana e forte,
e si faceva sempre più graziosa. Allepoca in cui aveva diciassette
anni, per quanto cercassi non avresti potuto trovare in tutto il mondo
una fanciulla più bella.
Nella casa della strega non cera nemmeno uno specchio, cosicché
Prunella non poteva sapere quanto fosse graziosa; ma in una limpida
giornata andò al pozzo con la sua brocca, guardò giù
e vide la propria immagine riflessa nellacqua immota.
"Oh!" esclamò Prunella. "Sono davvero io?"
E rimase tanto a lungo presso il pozzo a rimirare la propria immagine
incantevole, che infine la strega venne alluscio a chiederle che
cosa stesse mai facendo.
E Prunella: "Mi sto rimirando nellacqua. Non sapevo di essere
così graziosa!"
Gridò la strega: "Graziosa, graziosa! Che vuoi dire? Tu
sei esattamente come gli altri".
"No", disse Prunella, "non sono per niente come te!
Vieni a guardare!"
La strega corse al pozzo, guardò giù e vide limmagine
riflessa di Prunella; ma vide anche la propria immagine, il naso a
becco, gli occhietti rossi e il mento aguzzo con un accenno di barba.
Il contrasto era troppo forte: la strega diede uno schiaffo a Prunella
e la rispedì in lacrime a casa. Poi si fermò presso
il pozzo borbottando tra sé: "Ah, allora tu non sei per
niente come me? Vanitosa sfacciata, ti insegnerò io a crederti
migliore di chi è superiore a te!"
A passi pesanti rientrò in casa e consegnò a Prunella
un cesto.
"Dal momento che hai una così alta opinione di te",
disse, "vai con questo cesto al pozzo e riempilo dacqua. Se
non lo riporti pieno ti ucciderò!"
Prunella prese il cesto e andò al pozzo; legò una corda
al manico e calò il cesto nel pozzo; lo fece scendere a più
riprese, ma ogni volta che lo ritirava su, lacqua sgorgava fuori.
Così alla fine rinunciò, sedette presso il pozzo e si
mise a piangere amaramente.
"Prunella, perché piangi?" disse una voce.
Prunella alzò lo sguardo, ed ecco, in piedi al suo fianco,
un bellissimo giovane.
"Ma... e tu chi sei?" chiese Prunella. "Da dove vieni,
e come fai a conoscere il mio nome?"
"Sono il figlio della strega", rispose il giovane, "e
mi chiamo Benvenuto. È molto tempo che ti osservo: tu sei bella
e buona, Prunella, ed io ti amo. Dammi un bacio, e riempirò
il tuo cesto".
Ma Prunella scosse la testa e disse: "Non voglio baciare il figlio
di una strega".
"Già, penso di no", rispose Benvenuto con tristezza.
"Ma io ti riempirò il cesto ugualmente". Prese il
cesto, lo calò nel pozzo e lo tirò su pieno dacqua.
Prunella portò il cesto alla strega, e quando questa vide che
era pieno dacqua, diventò verde di rabbia e strillò:
"Chi è stato a riempirlo?"
"Tu no di certo, comunque", rispose Prunella.
La strega urlò: "Tu hai parlato con Benvenuto!"
E Prunella disse sprezzante: "Chi è questo Benvenuto col
quale avrei parlato?"
"Bene, lo vedremo chi vincerà, alla fine", gridò
la strega. "Ma non resterò in casa a farmi prendere in
giro da te! Uscirò per unora esatta. Ecco, prendi questo sacco
di grano: per il mio ritorno tu devi aver macinato il grano, impastato
tutta la farina e fatto delle pagnotte belle croccanti. Se non ci
riesci, vuol dire che non sei brava, ed io ti ucciderò".
Dopo aver rinchiuso Prunella in cucina, la strega uscì a precipizio
di casa. Prunella cominciò a fare la farina; macina macina,
la giovane teneva docchio le lancette dellorologio, e le lancette
dellorologio sembravano andare a gran velocità.
In breve, erano passati già cinquantacinque minuti e la farina
non era pronta. Altri cinque minuti e la strega sarebbe tornata. Come
poteva Prunella finire di macinare, preparare la pasta e cuocere il
pane, tutto in cinque minuti?
"Non ce la faccio!" gridò. E si lasciò cadere
su una sedia, piangendo amaramente.
Allora vide Benvenuto in piedi al suo fianco. E lui le disse: "Prunella,
non piangere così! Se mi darai un bacio soltanto, io farò
il pane, e tu sarai salva".
Ma Prunella scosse la testa e rispose: "Se devo morire, morirò.
Non voglio baciare il figlio di una strega".
Benvenuto sospirò. "Ti aiuterò ugualmente",
disse. Prese il grano nelle mani, ed il grano divenne farina; raccolse
la farina nelle mani, e la farina divenne pasta; prese la pasta nelle
mani, e la pasta si trasformò in croccanti pagnotte ben cotte
come appena uscite dal forno.
Poi, comera arrivato, così se ne andò. Lorologio batté
le ore, e la strega aprì la porta e irruppe in cucina.
Quando vide le calde pagnotte croccanti allineate sul tavolo, la strega
diventò bianca e verde e gialla dalla rabbia. "Chi è
stato?" urlò.
"Tu no di certo, comunque", rispose Prunella.
La strega strillò: "Ti ha aiutato Benvenuto!"
E Prunella disse sprezzante: "Chi è questo Benvenuto che
mi avrebbe aiutato?"
Gli occhietti rossi della strega mandavano lampi dira. "Lo vedremo
chi vincerà, alla fine", bofonchiò.
La strega bofonchiò tra sé tutto il giorno; e tutta
la notte si girò e rigirò pensando a come avere la meglio
su Prunella. Allalba le venne unidea: balzò dal letto e svegliò
Prunella. Adesso era tutta sorridente e cercava di sembrare affabile.
"Bene, figliola, vedo che sei troppo brava per me", disse.
"Ed io sono scorbutica, devo ammetterlo. Mettiamoci una pietra
sopra, e vediamo se riusciamo a vivere insieme in armonia. Oggi ti
manderò a fare una piccola commissione; ti farà bene
cambiare aria. Vedi quella montagna lassù?"
"Sì", rispose Prunella, "la vedo".
"Mia sorella abita sullaltro versante di quella montagna",
disse la strega. "Lei ha uno scrigno di gioielli che mi appartiene,
ed io voglio che tu vada a prenderlo. Per quanto mi ricordo, dentro
cè un piccolo filo di perle; penso che starebbe bene intorno
al tuo collo candido. Se porterai a termine con successo la missione,
ti regalerò quel filo di perle. Va, dunque, e prenditela calma",
le disse con un risolino. "In una giornata così bella
non occorre affrettarsi".
Ma tra sé pensava: "Prunella non tornerà mai viva
da questa missione".
Prunella partì allegramente. Era felice di allontanarsi per
un giorno dalla casa della strega, e non sospettava nulla.
"La vecchia è di buon umore, una volta tanto!" pensò.
E si incamminò canticchiando. Passò per i campi e passò
per una brughiera, e giunse ai piedi della montagna.
E lì, ai piedi della montagna, cera Benvenuto.
"Prunella, Prunella, dove stai andando?"
"Vado dalla sorella della mia padrona a prendere uno scrigno".
"Oh, poverina, stai andando incontro alla morte!" gridò
Benvenuto. "Ma se mi dai solo un bacio io ti salverò!"
Prunella scosse la testa. "Se sto andando incontro alla morte,
ebbene ci andrò. Non voglio baciare il figlio di una strega".
Benvenuto sospirò e disse: "Non permetterò che
tu muoia! Ascoltami: anche la sorella di mia madre è una strega,
ed è persino più crudele e perfida di mia madre. Uccide
chiunque le capiti tra le mani, e non risparmia nessun essere vivente.
Ma se tu farai quello che ti dico, riuscirai a sfuggirle. Prendi questo
bricco dolio, questa pagnotta, questo pezzo di corda e questa scopa.
Quando arriverai davanti al cortile della sorella-stregaccia, ungi
i cardini del cancello, e il cancello ti farà passare. Nel
cortile un cane enorme ti salterà addosso: gettagli il pane
e ti farà passare. Poi arriverai ad un pozzo e vedrai una donna
che cerca di tirar su i secchi dacqua con i capelli; dalle la corda,
ma non fermarti a sentire i suoi ringraziamenti. Oltre il pozzo cè
la porta che dà in cucina. E nella cucina troverai una donna
che cerca di pulire il focolare con la lingua; tu dalle la scopa.
Lo scrigno è in cima a una credenza: prendilo e scappa dalla
casa più veloce che puoi. Se farai tutto esattamente come ti
ho detto, tornerai sana e salva".
Detto ciò, Benvenuto scomparve. Prunella riprese il cammino
sulla montagna e giunse alla casa della sorella-stregaccia. Intorno
cera un vasto cortile, e il cancello del cortile era tutto arrugginito,
ma appena Prunella vuotò il bricco dolio sui cardini, si spalancò
da solo, e lei passò.
Allora balzò fuori un enorme cane nero, ringhiando come se
volesse sbranarla; ma lei gli gettò la pagnotta, e il cane
dimenò la coda e la fece passare. Prunella attraversò
il cortile e giunse al pozzo; e lì una sventurata cercava di
tirare su lacqua con i lunghi capelli che aveva legato al manico
di un secchio. Prunella le lanciò la corda e proseguì
di corsa.
Giunta alla porta della cucina, laprì con una spinta ed entrò.
China davanti al camino cera unaltra sventurata donna che cercava
di pulire il focolare con la lingua. Prunella le gettò la scopa,
afferrò lo scrigno dallalto della credenza, e corse fuori.
Ma nella fretta aveva sbattuto la porta della cucina, e la sorella-stregaccia
si affacciò alla finestra della sua camera da letto e vide
Prunella che attraversava il cortile di corsa.
"Comare-focolare, comare-focolare!" gridò la sorella-stregaccia
dalla cima delle scale. "Uccidi quella ladra!"
Ma comare-focolare disse: "No, non voglio ucciderla, perché
mi ha dato una scopa, mentre tu mi costringevi a pulire il focolare
con la lingua!"
"Donnetta-secchietta, donnetta-secchietta!" gridò
la sorella-stregaccia dalla soglia. "Affoga quella ladra!"
Ma la donnetta-secchietta rispose: "No, non voglio affogarla,
perché mi ha dato una corda, mentre tu mi costringevi a tirare
su lacqua con i capelli".
"Cane, cane!" urlò la sorella-stregaccia. "Azzanna
quella ladra!"
Ma il cane rispose: "No, non voglio azzannarla, perché
mi ha dato una pagnotta, mentre tu mi facevi morire di fame".
"Cancello, cancello!" strillò la sorella-stregaccia,
correndo nel cortile. "Sbatacchia in faccia a quella ladra, falla
prigioniera!"
Ma il cancello rispose: "No, non le sbatacchierò in faccia.
Invece la farò passare, perché mi ha oliato i cardini,
mentre tu mi facevi arrugginire".
Il cancello si spalancò e Prunella passò di corsa giusto
in tempo: appena la sorella-stregaccia arrivò, il cancello
si richiuse sbatacchiando, e per quanto lei facesse non riuscì
a riaprirlo.
Così Prunella tornò sana e salva con lo scrigno.
La strega, la sua padrona, diventò prima gialla, poi blu e
poi paonazza dalla rabbia. "Non lo hai preso tu, quello scrigno!"
gridò. "Te lo ha dato Benvenuto!"
Ma Prunella rispose sprezzante: "Che ho a che fare io con Benvenuto,
perché lui debba darmi qualcosa?"
"Lo vedremo chi vincerà, alla fine!" strillò
la strega, ballando dalla rabbia. "Nel pollaio ci sono tre galli.
Uno è giallo, uno è nero, e uno è bianco. Stanotte,
quando uno di questi galli canterà, tu dovrai dirmi quale è
stato. Se sbagli una volta, non potrai sbagliare la seconda, perché
io ti divorerò in un solo boccone".
Prunella e la strega andarono ciascuna nel proprio letto; a mezzanotte
un gallo cantò.
"Quale gallo era?" gridò la strega.
"Oh, Benvenuto, Benvenuto!" sussurrò Prunella. "Se
mi puoi udire, dimmi qual è il gallo che ha cantato!"
E la voce di Benvenuto sussurrò in risposta: "Dammi un
bacio, e te lo dico".
Ma Prunella disse: "Non voglio baciare il figlio di una strega!"
"Ciò nonostante, te lo dirò", sospirò
la voce. "Era il gallo giallo".
"Rispondi, ragazza, rispondi", strillò la strega,
"altrimenti ti ucciderò!"
E Prunella rispose: "Era il gallo giallo".
La strega era così arrabbiata che balzò fuori del letto
e irruppe nella stanza di Prunella gridando: "Te lo ha detto
Benvenuto! Dovè?"
E Prunella rispose sprezzante: "Chi è Benvenuto? Perché
dovrei sapere dovè?"
Così la strega tornò a letto.
Di lì a poco un altro gallo cantò.
"Quale gallo era?" gridò la strega.
"Quale?" sussurrò Prunella.
"Dammi un bacio e te lo dirò".
"Non posso baciare il figlio di una strega".
"Ciò nonostante, te lo dirò", sospirò
la voce. "Era il gallo nero".
"Rispondimi, ragazza!" urlò la strega.
"Era il gallo nero", rispose Prunella.
La strega digrignò i denti. A furia di morsi fece un buco nel
lenzuolo, e dalla rabbia ridusse a brandelli le coperte del letto.
Di nuovo cantò un gallo, e di nuovo la strega gridò:
"Quale gallo era?"
"Oh, Benvenuto", bisbigliò Prunella, "aiutami
ancora una volta!"
Ma la voce bisbigliò in risposta: "Non ti aiuterò
più, se non mi baci".
"Come posso baciare il figlio di una strega?" si lamentò
Prunella.
E lunica risposta fu un sospiro.
"Rispondi, ragazza, rispondi!" gridò la strega. "Quale
gallo era?"
"Non lo so", gemette Prunella.
"Allora ti ammazzo!" urlò la strega, e si precipitò
nella stanza di Prunella.
"Benvenuto! Benvenuto!" chiamò Prunella. "Salvami!"
In preda al terrore, corse alla finestra e saltò giù.
Però non cadde a terra: braccia invisibili la sostennero, ed
una voce disse: "Ti amo, Prunella. Non ti chiedo nulla, se non
di salvarti".
Le braccia invisibili la trasportarono lontano lontano, mentre la
voce sussurrava e sospirava. Era una notte buia buia; a Prunella sembrò
di udire il mormorio del mare, e poi si addormentò. Quando
si svegliò, giaceva su una riva coperta di margherite, il sole
splendeva, gli uccelli cantavano, e Benvenuto era in piedi al suo
fianco.
"Ho messo il mare tra te e la strega", disse. "Adesso
sei salva. Addio, Prunella".
Si avviò mestamente, e per Prunella fu come se avesse portato
via con sé la luce del giorno. Balzò in piedi.
"Benvenuto!" gridò. "Non lasciarmi! Che cosa
farò sola al mondo? Che cosa farò senza di te?"
Allora lui tornò indietro, e Prunella disse: "Rimani con
me. Ti darò tutti i baci che vuoi!"
"Hai dimenticato che sono il figlio di una strega?"
"Sì" rispose Prunella, "lho dimenticato. Ricordo
soltanto che sei buono e gentile".
"E sarai la mia sposa, Prunella?"
"Sì" , rispose Prunella. "Sarò la tua
sposa".
Così andarono per la loro strada, si sposarono, e da allora
in poi vissero felici e contenti.