Psicoterapia di gruppo: la prassi, la formazione, la ricerca
Scopo dello studio è unindagine conoscitiva sullattività
svolta dagli psicoterapeuti che si avvalgono della teoria e della
prassi di Massimo Fagioli e che compongono il comitato editoriale
di questa rivista. Per rendere possibile lindagine è
stato predisposto un questionario di 28 domande a risposta semplice.
Il questionario è stato inviato solo a coloro che al momento
della rilevazione (aprile 2008) risultavano abilitati alla professione
di psicoterapeuta (118 terapeuti). Si sono ottenute 82 risposte che
hanno coperto il 69,5% del collettivo intervistato. Nello studio siamo
partiti dalla raccolta di dati di carattere generale, come il numero
di terapeuti che svolgono attività professionale e il numero
dei pazienti in trattamento. Poi sono state raccolte informazioni
più specifiche, come le caratteristiche dei terapeuti, dei
gruppi, dei pazienti e dei fattori implicati nel processo di cura
della malattia mentale. Dalle risposte si è cercato di ricavare
quale sia il metodo di lavoro e di conduzione delle sedute di psicoterapia.
Abbiamo provato a delineare questa prassi nei suoi aspetti più
peculiari, cercando di individuare le differenti impostazioni di metodo
rispetto ad altre teorie e tecniche. Dai risultati è emerso
che si tratta di una prassi gruppale svolta da un numero consistente
di terapeuti con una discreta esperienza professionale. I terapeuti
hanno in trattamento una cifra considerevole di pazienti, stimata
in 1586. Emergono molte differenze con quanto riportato in letteratura
a partire dai criteri adottati per lingresso e la dimissione
dei pazienti. I dati emersi sui fattori terapeutici sono completamente
diversi da quelli riconosciuti dalle altre forme di psicoterapia di
gruppo. I terapeuti intervistati ritengono che i principali fattori
terapeutici siano lidentità personale del terapeuta,
linterpretazione dei sogni e linterpretazione della relazione
terapeutica. Questi risultati implicano che assume molta importanza
la formazione umana e professionale del terapeuta.
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Group therapy: practice, training, research
The aim of this study is to conduct research into the activity carried out by 118 psychotherapists whose work is based on
the theory and practice of Massimo Fagioli and constitute the editorial committee of this journal. In order to make this
survey possible a questionnaire containing 28 questions was prepared and sent to them. 82 answers were obtained, constituting
69,5% of the group interviewed. We started off considering general characteristics, such as the number of therapists carrying
out this profession and the number of patients in treatment. Then followed more specific information, such as the characteristics
of the therapists, of the groups, patients and the factors implied in the process of curing mental illness. We tried to understand
the working method adopted and how psychotherapy sessions are conducted from the answers. We tried to outline this practice in
its more peculiar aspects, trying to identify the different methods compared to other theories and techniques. The results revealed
that we are dealing with a group practice carried out by a consistent number of therapists with a fair amount of professional
experience. The therapist have a considerable number of patients, estimated at 1568. Many differences emerge with what is reported
in the literature starting from the criteria adopted for the admission and dismissal of patients. The data which emerge on the
therapeutic factors are completely different from those recognized by other forms of group psychotherapy. The therapists interviewed
believe that the principle therapeutic factors are the personal identity of the therapists, the interpretation of dreams and the
interpretation of the therapeutic relation. These results imply that the human formation and professional training of the therapist
is very important.
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Valutazione del rischio di drop-out in un ambulatorio di psicoterapia psicodinamica.
Studio clinico su un campione di 160 pazienti
Gli obiettivi principali dello studio sono stati: valutare le percentuali
di drop-out in un ambulatorio di psicoterapia; individuare la fase
della psicoterapia in cui è maggiore il rischio di interruzione;
disegnare un profilo del paziente drop-out mediante la ricerca di
correlazioni significative tra drop-out e variabili cliniche e socio-demografiche
considerate con la finalità di prevenire questo evento avverso.
Il campione dello studio è costituito di 160 pazienti giunti
presso lambulatorio per una presa in carico. Per ogni paziente
sono state raccolte variabili socio-demografiche, di contesto e di
cura. Sono state considerate tre categorie di esito: presi in carico,
non presi in carico e drop-outs. In un secondo momento sono state
distinte due categorie di drop-out (drop-out1 e drop-out2) in base
al momento in cui è avvenuta linterruzione. A ciascuno
dei 160 pazienti è stata somministrata la scala multidimensionale
per lautovalutazione della sintomatologia psichiatrica SCL-90R
in occasione del primo colloquio. Dopo aver effettuato un’analisi
descrittiva del campione si sono ricercate le principali associazioni
tra variabili cliniche e socio-demografiche e drop-out e tra punteggi
alle scale dimensionali dell’SCL-90R e drop-out. Circa il 42% dei
pazienti del campione è risultato drop-out, di cui l’86% entro
le prime tre sedute e solo il 3% dopo 6 mesi di psicoterapia. Le variabili
associate in termini statisticamente significativi al drop-out sono
risultate essere la giovane età, lo stato civile celibe/nubile,
l’essere disoccupato, l’assenza di precedenti trattamenti psichiatrici,
l’invio da parte del medico di base. Inoltre i punteggi patologici
alla scala dello psicoticismo hanno dimostrato essere correlati significativamente
al drop-out. Si è concluso che il drop-out è un fenomeno
frequente in ambito psicoterapeutico; le percentuali di drop-out sono
maggiori durante la prima fase della terapia; i pazienti a maggior
rischio sono soggetti giovani e al primo contatto con il servizio
psichiatrico, perciò ancora in una fase precoce della patologia,
passibile di regressione. Emerge l’importanza di un corretto riconoscimento
di questi pazienti, al fine di prevenire il drop-out e di avviare
una corretta presa in carico.
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Assessment of the drop-out risk in a psychodynamic psychotherapy clinic.
Clinical study on a sample group of 160 patients
The principal aims of this study are: to assess the drop-out rate from a university psychotherapy service;
to indentify the period at major risk for drop-outs; to delineate a profile of the drop-out patient through the research of a
significant correlation between drop-out and social and clinical variables, in order to prevent this adverse event.
The sample of this study includes 160 patients, which came to our service for a psychotherapy. The anamnestic and clinical information
was collected for each patient. The outcome is classified as drop-out, discharged, and remainers. Each patient is submitted to the
multidimensional scale SCL-90R during the first interview. A descriptive analysis of all the data collected was made and the principal
links between clinical and socio demographic variables and drop-out, and between SCL-90R score and drop-out were detected. About 42% of
the patients were drop-outs, among which 86% by the third session, and only 3% after 6 months of psychotherapy. The variables associated
with drop-out are: the young age, the fact of being single, of being unemployed, of being referred by the general practitioner, the
absence of previous psychiatric contact, and pathological score in the psychotic scale of SCL-90R.
In conclusion: the drop-out percentage is high in psychotherapy; the higher rates of drop-out are in the first three sessions; subjects
at high risk are young, at the first contact with psychiatric services, therefore are patients in an outset phase, with better feedback
at the treatment. It is very important to recognize these subjects to prevent the drop-out.
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La violenza nel rapporto uomo donna
Gli autori, dopo aver sottolineato la difficoltà di definire
i confini di quanto e cosa in un rapporto tra uomo e donna sia soggetto
ad ammalarsi, indicano una dimensione di violenza non solo in quanto
è manifesto e visibile, ma anche in quanto può non produrre
lesioni fisiche, vale a dire una violenza psichica. Delineano quindi
due tipologie patologiche, la depressione e la schizoidia, descrivendone
le caratteristiche e il modo, frequente, di legarsi l’uno all’altro.
Infine, utilizzando un film come caso clinico, ipotizzano l’eventualità
di un crollo depressivo come conseguenza non solo di una violenza
subita, ma di una propria attività mentale violenta da parte
del paziente depresso.
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Violence in the man woman relationship
After having highlighted the difficulties of defining the borders of what and to what extent in a
relationship between a man and a woman is subject to falling ill, the authors discuss a dimension of violence which may
be manifest and visible, in spite of the fact that it may not produce physical violence, that is to say it is violence
of a psychic nature. They describe two pathological typologies, depression and schizoidia, and their characteristics and
the way they are often interrelated. At the end, using a film as a clinical case, they hypothesize the possibility of a
depressive breakdown which follows not only a violence experienced, but the violence produced by the mental activity of
the depressed patient.
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Né assassine né peccatrici. Identità e libertà delle donne oltre
lautodeterminazione
Dopo aver pubblicato, sul numero 2 del 2008 di questa rivista, lintervento di M.G. Gatti al dibattito tenutosi il
23.2.2008 a Roma presso il Palazzo delle Esposizioni, si propone qui una sintesi degli interventi delle altre
relatrici (la giornalista R. Armeni, la psichiatra A. Homberg) e della coordinatrice (L. Profeti) e del dibattito.
Lincontro prende spunto dalla questione dellinterruzione della gravidanza, di forte attualità in Italia in seguito
alle forti pressioni degli ambienti sia cattolici che politici legati alla storia del movimento delle donne. Altri
interventi approfondiscono la questione della gravidanza e dellinizio della vita. Le riflessioni critiche di A. Homberg
sui sensi di colpa indotti nelle donne che abortiscono trovano fondamento nelle prove scientifiche che confermano come non
si possa parlare di vita umana a proposito del feto, già proposte nellintervento di M.G. Gatti e riprese nel corso del
dibattito, fra gli altri, da M. Fagioli.
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Neither assassins nor sinners.
The Identity and liberty of women beyond self-determination
After having published, in the second number of 2008 of this journal, M.G. Gatti’s
contribution to the debate held on 23.2.2008 in Rome at the Palazzo delle Esposizioni, we now propose a synthesis
of the talks given by the other speakers (the journalist R. Armeni, the psychiatrist A. Homberg) and the co-ordinator
(L. Profeti) and of the general debate. The meeting was inspired by the current controversy, very animated nowadays
in Italy, on the interruption of pregnancies triggered off by pressures coming from the catholic world in strong
opposition to the law which currently allows it. While Armeni highlights the socio-political aspects linked to the history
of the women’s movement, other talks look carefully at the question of pregnancy and the beginning of life. The critical
reflections made by A. Homberg on the sense of guilt inflicted on women who have had abortions find a basis in scientific
evidence demonstrating that it is not possible to speak about human life in relation to a foetus, already proposed by
M.G. Gatti and discussed further during the debate by, among others, M. Fagioli.
Il padre muto e la vocazione alla sterilità
Parte seconda: la testimonianza letteraria
L’articolo presenta la seconda parte di una ricerca in cui si considera
la crisi di senso che caratterizza la questione riproduttiva in Occidente
tra Ottocento e Novecento, in base alle coordinate simboliche che
uniscono Settentrione e Meridione d’Europa. Il fulcro su cui ruota
la ricerca riguarda la perdita di senso della parola paterna, ovvero
il silenzio del padre. Attraverso un’analisi di alcuni testi letterari
caratterizzati da misoginia, interpretati facendo perno sul concetto
di declino del pensiero tradizionale in Occidente nella prospettiva
offerta dal filosofo Emanuele Severino, viene dunque analizzata la
crisi dei costumi. In questa seconda parte vengono rintracciati i
segni dell’odio che l’uomo manifesta contro la donna, i quali possono
essere letti come causati da una forte vocazione alla sterilità.
La misoginia viene quindi considerata come sintomo della crisi dell’uomo
rispetto alla procreazione, cui si riallacciano i fenomeni di ripresa
del tradizionalismo come forme di pirandellismo, digradanti nel cinismo
che costituisce il backgroud della cultura mafiosa, emergenza non
solo italiana.
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The mute father and the vocation to sterility
Second part: the literary testimony
The article presents the second part of a research that considers the crisis of sense that
characterizes the reproductive question in the West, between the 1800s and 1900s, founded on the symbolic coordinates
that link the North and the South of Europe. The basis of the research concerns the loss of sense of the paternal word,
in other words the silence of the father. Through an analysis of some literary texts characterised by misogyny, interpreted
through the concept of the decline of Western traditional thinking in line with E. Severino’s perspective, this second part
analyses the crisis of morals. It traces signs of hatred that men show towards women, which may be considered as a cause of
a great vocation to sterility. Misogyny can in fact be considered a symptom of the masculine crisis regarding procreation,
linked to the resumption of traditionalism, in the expression of Pirandellism, degrading into cynicism which is the background
of mafia culture, a phenomena that characterises not only Italy.