homecatalogo generaleil sogno della farfallamodulo d’ordine
numero 1numero 2numero 3numero 4
indice per autoreindice analitico italianoindex

 

INDICE N. 2/2009
INDEX N. 2/2009

Psicoterapia di gruppo: la prassi, la formazione, la ricerca
Group therapy: practice, training, research
Antonia Mocci, Carlo Anzilotti, Marco Bensi, Simone Borra, Paolo Fiori Nastro

Valutazione del rischio di drop-out in un ambulatorio di psicoterapia psicodinamica. Studio clinico su un campione di 160 pazienti
Assessment of the drop-out risk in a psychodynamic psychotherapy clinic. Clinical study on a sample group of 160 patients
Martina Brandizzi, Marco Armando, Claudia Dario, Paolo Fiori Nastro

La violenza nel rapporto uomo donna
Violence in the man woman relationship
Martino Riggio, Luca Fagioli, Enrica De Simoni

Né assassine né peccatrici. Identità e libertà delle donne oltre l’autodeterminazione
Neither assassins nor sinners. The identity and liberty of women beyond self-determination
Dibattito

Il padre muto e la vocazione alla sterilità
Parte seconda: la testimonianza letteraria
The mute father and the vocation to sterility. Second part: the literary testimony
Ines Testoni

Recensioni, note e commenti / Reviews, notes and comments

L’aborto non è una colpa: è un diritto della donna
(Giulia Schettini)


Psicoterapia di gruppo: la prassi, la formazione, la ricerca

Scopo dello studio è un’indagine conoscitiva sull’attività svolta dagli psicoterapeuti che si avvalgono della teoria e della prassi di Massimo Fagioli e che compongono il comitato editoriale di questa rivista. Per rendere possibile l’indagine è stato predisposto un questionario di 28 domande a risposta semplice. Il questionario è stato inviato solo a coloro che al momento della rilevazione (aprile 2008) risultavano abilitati alla professione di psicoterapeuta (118 terapeuti). Si sono ottenute 82 risposte che hanno coperto il 69,5% del collettivo intervistato. Nello studio siamo partiti dalla raccolta di dati di carattere generale, come il numero di terapeuti che svolgono attività professionale e il numero dei pazienti in trattamento. Poi sono state raccolte informazioni più specifiche, come le caratteristiche dei terapeuti, dei gruppi, dei pazienti e dei fattori implicati nel processo di cura della malattia mentale. Dalle risposte si è cercato di ricavare quale sia il metodo di lavoro e di conduzione delle sedute di psicoterapia. Abbiamo provato a delineare questa prassi nei suoi aspetti più peculiari, cercando di individuare le differenti impostazioni di metodo rispetto ad altre teorie e tecniche. Dai risultati è emerso che si tratta di una prassi gruppale svolta da un numero consistente di terapeuti con una discreta esperienza professionale. I terapeuti hanno in trattamento una cifra considerevole di pazienti, stimata in 1586. Emergono molte differenze con quanto riportato in letteratura a partire dai criteri adottati per l’ingresso e la dimissione dei pazienti. I dati emersi sui fattori terapeutici sono completamente diversi da quelli riconosciuti dalle altre forme di psicoterapia di gruppo. I terapeuti intervistati ritengono che i principali fattori terapeutici siano l’identità personale del terapeuta, l’interpretazione dei sogni e l’interpretazione della relazione terapeutica. Questi risultati implicano che assume molta importanza la formazione umana e professionale del terapeuta.

torna su


Group therapy: practice, training, research

The aim of this study is to conduct research into the activity carried out by 118 psychotherapists whose work is based on the theory and practice of Massimo Fagioli and constitute the editorial committee of this journal. In order to make this survey possible a questionnaire containing 28 questions was prepared and sent to them. 82 answers were obtained, constituting 69,5% of the group interviewed. We started off considering general characteristics, such as the number of therapists carrying out this profession and the number of patients in treatment. Then followed more specific information, such as the characteristics of the therapists, of the groups, patients and the factors implied in the process of curing mental illness. We tried to understand the working method adopted and how psychotherapy sessions are conducted from the answers. We tried to outline this practice in its more peculiar aspects, trying to identify the different methods compared to other theories and techniques. The results revealed that we are dealing with a group practice carried out by a consistent number of therapists with a fair amount of professional experience. The therapist have a considerable number of patients, estimated at 1568. Many differences emerge with what is reported in the literature starting from the criteria adopted for the admission and dismissal of patients. The data which emerge on the therapeutic factors are completely different from those recognized by other forms of group psychotherapy. The therapists interviewed believe that the principle therapeutic factors are the personal identity of the therapists, the interpretation of dreams and the interpretation of the therapeutic relation. These results imply that the human formation and professional training of the therapist is very important.

torna su

Valutazione del rischio di drop-out in un ambulatorio di psicoterapia psicodinamica. Studio clinico su un campione di 160 pazienti

Gli obiettivi principali dello studio sono stati: valutare le percentuali di drop-out in un ambulatorio di psicoterapia; individuare la fase della psicoterapia in cui è maggiore il rischio di interruzione; disegnare un profilo del paziente drop-out mediante la ricerca di correlazioni significative tra drop-out e variabili cliniche e socio-demografiche considerate con la finalità di prevenire questo evento avverso. Il campione dello studio è costituito di 160 pazienti giunti presso l’ambulatorio per una presa in carico. Per ogni paziente sono state raccolte variabili socio-demografiche, di contesto e di cura. Sono state considerate tre categorie di esito: presi in carico, non presi in carico e drop-outs. In un secondo momento sono state distinte due categorie di drop-out (drop-out1 e drop-out2) in base al momento in cui è avvenuta l’interruzione. A ciascuno dei 160 pazienti è stata somministrata la scala multidimensionale per l’autovalutazione della sintomatologia psichiatrica SCL-90R in occasione del primo colloquio. Dopo aver effettuato un’analisi descrittiva del campione si sono ricercate le principali associazioni tra variabili cliniche e socio-demografiche e drop-out e tra punteggi alle scale dimensionali dell’SCL-90R e drop-out. Circa il 42% dei pazienti del campione è risultato drop-out, di cui l’86% entro le prime tre sedute e solo il 3% dopo 6 mesi di psicoterapia. Le variabili associate in termini statisticamente significativi al drop-out sono risultate essere la giovane età, lo stato civile celibe/nubile, l’essere disoccupato, l’assenza di precedenti trattamenti psichiatrici, l’invio da parte del medico di base. Inoltre i punteggi patologici alla scala dello psicoticismo hanno dimostrato essere correlati significativamente al drop-out. Si è concluso che il drop-out è un fenomeno frequente in ambito psicoterapeutico; le percentuali di drop-out sono maggiori durante la prima fase della terapia; i pazienti a maggior rischio sono soggetti giovani e al primo contatto con il servizio psichiatrico, perciò ancora in una fase precoce della patologia, passibile di regressione. Emerge l’importanza di un corretto riconoscimento di questi pazienti, al fine di prevenire il drop-out e di avviare una corretta presa in carico.

torna su

Assessment of the drop-out risk in a psychodynamic psychotherapy clinic. Clinical study on a sample group of 160 patients

The principal aims of this study are: to assess the drop-out rate from a university psychotherapy service; to indentify the period at major risk for drop-outs; to delineate a profile of the drop-out patient through the research of a significant correlation between drop-out and social and clinical variables, in order to prevent this adverse event. The sample of this study includes 160 patients, which came to our service for a psychotherapy. The anamnestic and clinical information was collected for each patient. The outcome is classified as drop-out, discharged, and remainers. Each patient is submitted to the multidimensional scale SCL-90R during the first interview. A descriptive analysis of all the data collected was made and the principal links between clinical and socio demographic variables and drop-out, and between SCL-90R score and drop-out were detected. About 42% of the patients were drop-outs, among which 86% by the third session, and only 3% after 6 months of psychotherapy. The variables associated with drop-out are: the young age, the fact of being single, of being unemployed, of being referred by the general practitioner, the absence of previous psychiatric contact, and pathological score in the psychotic scale of SCL-90R. In conclusion: the drop-out percentage is high in psychotherapy; the higher rates of drop-out are in the first three sessions; subjects at high risk are young, at the first contact with psychiatric services, therefore are patients in an outset phase, with better feedback at the treatment. It is very important to recognize these subjects to prevent the drop-out.

torna su

La violenza nel rapporto uomo donna

Gli autori, dopo aver sottolineato la difficoltà di definire i confini di quanto e cosa in un rapporto tra uomo e donna sia soggetto ad ammalarsi, indicano una dimensione di violenza non solo in quanto è manifesto e visibile, ma anche in quanto può non produrre lesioni fisiche, vale a dire una violenza psichica. Delineano quindi due tipologie patologiche, la depressione e la schizoidia, descrivendone le caratteristiche e il modo, frequente, di legarsi l’uno all’altro. Infine, utilizzando un film come caso clinico, ipotizzano l’eventualità di un crollo depressivo come conseguenza non solo di una violenza subita, ma di una propria attività mentale violenta da parte del paziente depresso.

torna su

Violence in the man woman relationship

After having highlighted the difficulties of defining the borders of what and to what extent in a relationship between a man and a woman is subject to falling ill, the authors discuss a dimension of violence which may be manifest and visible, in spite of the fact that it may not produce physical violence, that is to say it is violence of a psychic nature. They describe two pathological typologies, depression and schizoidia, and their characteristics and the way they are often interrelated. At the end, using a film as a clinical case, they hypothesize the possibility of a depressive breakdown which follows not only a violence experienced, but the violence produced by the mental activity of the depressed patient.

torna su

Né assassine né peccatrici. Identità e libertà delle donne oltre l’autodeterminazione

Dopo aver pubblicato, sul numero 2 del 2008 di questa rivista, l’intervento di M.G. Gatti al dibattito tenutosi il 23.2.2008 a Roma presso il Palazzo delle Esposizioni, si propone qui una sintesi degli interventi delle altre relatrici (la giornalista R. Armeni, la psichiatra A. Homberg) e della coordinatrice (L. Profeti) e del dibattito. L’incontro prende spunto dalla questione dell’interruzione della gravidanza, di forte attualità in Italia in seguito alle forti pressioni degli ambienti sia cattolici che politici legati alla storia del movimento delle donne. Altri interventi approfondiscono la questione della gravidanza e dell’inizio della vita. Le riflessioni critiche di A. Homberg sui sensi di colpa indotti nelle donne che abortiscono trovano fondamento nelle prove scientifiche che confermano come non si possa parlare di vita umana a proposito del feto, già proposte nell’intervento di M.G. Gatti e riprese nel corso del dibattito, fra gli altri, da M. Fagioli.

torna su

Neither assassins nor sinners. The Identity and liberty of women beyond self-determination

After having published, in the second number of 2008 of this journal, M.G. Gatti’s contribution to the debate held on 23.2.2008 in Rome at the Palazzo delle Esposizioni, we now propose a synthesis of the talks given by the other speakers (the journalist R. Armeni, the psychiatrist A. Homberg) and the co-ordinator (L. Profeti) and of the general debate. The meeting was inspired by the current controversy, very animated nowadays in Italy, on the interruption of pregnancies triggered off by pressures coming from the catholic world in strong opposition to the law which currently allows it. While Armeni highlights the socio-political aspects linked to the history of the women’s movement, other talks look carefully at the question of pregnancy and the beginning of life. The critical reflections made by A. Homberg on the sense of guilt inflicted on women who have had abortions find a basis in scientific evidence demonstrating that it is not possible to speak about human life in relation to a foetus, already proposed by M.G. Gatti and discussed further during the debate by, among others, M. Fagioli.


Il padre muto e la vocazione alla sterilità
Parte seconda: la testimonianza letteraria


L’articolo presenta la seconda parte di una ricerca in cui si considera la crisi di senso che caratterizza la questione riproduttiva in Occidente tra Ottocento e Novecento, in base alle coordinate simboliche che uniscono Settentrione e Meridione d’Europa. Il fulcro su cui ruota la ricerca riguarda la perdita di senso della parola paterna, ovvero il silenzio del padre. Attraverso un’analisi di alcuni testi letterari caratterizzati da misoginia, interpretati facendo perno sul concetto di declino del pensiero tradizionale in Occidente nella prospettiva offerta dal filosofo Emanuele Severino, viene dunque analizzata la crisi dei costumi. In questa seconda parte vengono rintracciati i segni dell’odio che l’uomo manifesta contro la donna, i quali possono essere letti come causati da una forte vocazione alla sterilità. La misoginia viene quindi considerata come sintomo della crisi dell’uomo rispetto alla procreazione, cui si riallacciano i fenomeni di ripresa del tradizionalismo come forme di pirandellismo, digradanti nel cinismo che costituisce il backgroud della cultura mafiosa, emergenza non solo italiana.


torna su

The mute father and the vocation to sterility
Second part: the literary testimony

The article presents the second part of a research that considers the crisis of sense that characterizes the reproductive question in the West, between the 1800s and 1900s, founded on the symbolic coordinates that link the North and the South of Europe. The basis of the research concerns the loss of sense of the paternal word, in other words the silence of the father. Through an analysis of some literary texts characterised by misogyny, interpreted through the concept of the decline of Western traditional thinking in line with E. Severino’s perspective, this second part analyses the crisis of morals. It traces signs of hatred that men show towards women, which may be considered as a cause of a great vocation to sterility. Misogyny can in fact be considered a symptom of the masculine crisis regarding procreation, linked to the resumption of traditionalism, in the expression of Pirandellism, degrading into cynicism which is the background of mafia culture, a phenomena that characterises not only Italy.


 


home | catalogo | periodici | ordini | e-mail