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INDICE N. 3/2009
INDEX N. 3/2009

Il movimento invisibile del pensiero
The invisible movement of thought
Gianfranco De Simone

Alcune note sulla percezione delirante paranoicale e schizofrenica
Some notes on paranoidal and schizophrenic delusional perception
Massimo Fagioli

Fantasia di sparizione
Disappearance fantasy
Presentazione dell’ottavo libro di Massimo Fagioli

Vita umana e morte umana: una nuova definizione
Human life and human death:a new definition
Maria Gabriella Gatti

Viaggio a Colonia. Un breve confronto con la psichiatria internazionale sugli esordi psicotici
A trip to Cologne. A brief exchange with international psychiatrists on the onset of psychotic episodes
Elena Pappagallo, Alice Masillo, Elena Monducci, Marco Armando, Paolo Fiori Nastro

Martin Heidegger. Parte prima
Peter Matussek, Paul Matussek

Recensioni, note e commenti / Reviews, notes and comments

L’adolescente prende corpo
(Annamaria Zulli)



Il movimento invisibile del pensiero

L’A. analizza brevemente il contesto in cui fu scritto il fondamentale articolo di M. Fagioli “Alcune note sulla percezione delirante paranoicale e schizofrenica“ (1962) e ripercorre gli sviluppi successivi dei concetti in esso introdotti.


The invisible movement of thught

The A. briefly analyzes the context in which M. Fagioli’s fundamental article “Alcune note sulla percezione delirante paranoicale e schizofrenica” (1962) was written and follows the subsequent development of the concepts introduced by it.


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Alcune note sulla percezione delirante paranoicale e schizofrenica

Come era scritto nel sommario originale di questo fondamentale articolo del 1962: «L’A., dopo aver richiamato alcuni concetti di psicologia normale nella percezione, illustra le caratteristiche della percezione delirante paranoicale distinguendola da quella schizofrenica. Quest’ultima, per esser tale, deve avere un attributo di “stranezza” esclusiva di essa. Riporta cinque casi in cui si possono rilevare queste caratteristiche».


Some notes on paranoidal and schizophrenic delusional perception

As was said in the original summary of this fundamental article of 1962, «A., after having mentioned a few concepts of normal psychology about perception, illustrates the characteristics of paranoid delusional perception and he distinguishes it from the schizophrenic one. The latest, in order to be so, must have the characteristics of being “strange”, as a part of it. He reports five cases in which we can see these characteristics».


Fantasia di sparizione

Si pubblicano gli interventi di G. Bonetta, A. Homberg e M, Pettini, e il successivo dibattito, in occasione della presentazione, svoltasi il 21 marzo 2009 presso l’Università di Chieti-Pescara “G- d’Annunzio”, dell’ottavo libro di Massimo Fagioli Fantasia di sparizione, che contiene le lezioni tenute nel 2007 presso la stessa Università. I temi affrontati nel corso dell’incontro ruotano intorno alla teoria della nascita elaborata da Fagioli, alla sua collocazione polemica rispetto alla storia delle teorie delle pulsioni, al suo statuto scientifico, alle sue implicazioni non solo in campo psichiatrico, ma anche pedagogico, politico e filosofico, alla fondamentale distinzione che essa propone fra fantasia di sparizione e pulsione di annullamento.

Disappearance fantasy

The talks given by G. Bonetta, A. Homberg and M. Pettini are published here, as well as the debate that followed, on the occasion of the presentation of Massimo Fagioli’s eighth book Disappearance fantasy at the Università of Chieti-Pescara “G. d’Annunzio”, on 21st March 2009, containing the lessons held in 2007 at the same University. The themes dealt with on this occasion relate to the birth theory elaborated by Fagioli, and its polemical placing in respect to the history of drives, its scientific status, and its implications not only in the psychiatric field, but also in the pedagogic, political and philosophical fields, as well as the fundamental distinction that it proposes between disappearance fantasy and annulment drive.

Il protocollo di Harvard del 1968 con la definizione di morte cerebrale ha aperto la strada ad una nuova antropologia che ha sollevato quesiti ai quali ha cercato di rispondere la nascita di una nuova disciplina, la “bioetica”. Quest’ultima, sia nella sua declinazione metafisico-religiosa che in quella illuministico-razionale, ha messo in discussione la capacit&afeave; della medicina di rispondere in termini tecnico-scientifici agli interrogativi sulla “natura umana”.
L’A. propone una lettura dei dati sperimentali e biologici relativi all’ontogenesi della sensibilità al dolore. Esiste una analogia fra il funzionamento cerebrale nello stato vegetativo e quello nel feto. In entrambi c’è una disconnessione fra le aree cerebrali. Mentre nel feto la disconnessione è funzionale ed è legata all’effetto inibitorio dei vari ormoni secreti nella sostanza cerebrale e nella placenta, nello stato vegetativo persistente essa è patologica in quanto determinata dalla distruzione di ampie aree corticali e sottocorticali. Pertanto sia negli stati vegetativi che in quelli fetali è legittimo pensare, ed in tal senso si orienta la medicina moderna, che siano possibili solo automatismi e riflessi neurologici nei confronti di stimoli nocicettivi, ma non attività mentale, né di tipo cosciente né di tipo non cosciente o irrazionale come quella che caratterizza la nascita umana.


Human life and human death: a new definition

The Harvard protocol of 1968 with its definition of cerebral death has opened the way to a new anthropology that has raised questions that have given rise to the birth of a new discipline “bioethics”. The latter, both from its metaphisic-religious declension as well as its illuministic-rationalistic reading, has questioned the capacity of medicine to respond in technical-scientific terms, to the interrogatives on “human nature”. The abstract proposes an interpretation of the experimental and biological data relative to the ontogenisis of sensibility to pain. It is possible to make an analogy between brain functioning in a vegetative state and in the foetus. In both cases there is a disconnection among cerebral areas. Whilst in the foetus disconnection is functional and is linked to an inhibitory effect of the various hormones secreted in cerebral substance and the placenta, in the permanent vegetative state it is pathological in that it is brought about by the destruction of vast cortical and subcortical areas. Consequently it is legitimate to think both for the vegetative and foetal states, as modern medicine tends to do, that only automisms and neurological reflexes are possible in relation to nociceptor stimuli, but not to mental activity, neither of the conscious nor of the non-conscious or irrational type which characterizes human birth.

Viaggio a Colonia. Un breve confronto con la psichiatria internazionale sugli esordi psicotici

Il presente articolo tratta dell’esperienza effettuata da un gruppo universitario di psichiatri e giovani medici in formazione presso l’Early Recognition and Intervention Center for Mental Crises (FETZ) di Colonia. La peculiarità del FETZ è quella di occuparsi di giovani prima dell’esordio psicotico, in una fase detta prodromica. La metodologia diagnostica utilizzata per individuare la presenza di sintomi prodromici si basa sul concetto e definizione di “sintomo di base”. I sintomi di base rappresentano la “base” della patologia psicotica e sono definiti come sintomi a marcata caratterizzazione soggettiva, espressione di un’alterazione biologica sottostante. Il gruppo dei sintomi di base cognitivi (COGDIS) ha mostrato di avere un valore predittivo positivo di sviluppo di psicosi intorno al 70%; alcuni di essi, tuttavia, sembrano essere caratteristici anche di quadri più conclamati di psicosi. Tra le molteplici riflessioni scaturite dal confronto con tale impostazione teorica e diagnostica, gli autori si sono posti il problema di riuscire ad individuare nuclei psicopatologici più precoci e indicativi di psicosi, a fronte di una più difficile possibilità di oggettivazione.


A trip to Cologne. A brief exchange with international psychiatrists on the onset of psychotic episodes

This article deals with the experiences of a group of university psychiatrists and young doctors in training at the Early Recognition and Intervention Center for Mental Crises (FETZ) in Cologne. The peculiarity of FETZ is that it deals with young people before the onset of psychosis, in a prodromic phase. The diagnostic methodology used to identify the presence of prodromic symptoms is based on the concept and definition of “basic symptom”. Basic symptoms represent the “basis” of a psychotic pathology and are defined as symptoms which are labelled as subjective, expressions of an underlying biological alteration. The group of symptoms with a cognitive basis (COGDIS) has demonstrated to have a positive predictive value of the development of psychosis at around 70%; some of these, however, seem to also be characteristics of full blown psychosis. Among the manifold reflections triggered off in the face of this theoretical and diagnostic picture, the authors have taken on the problem of succeeding in identifying more precocious and indicative psychopathological nuclei in the face of a more difficult possibility of objectivisation.

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