Il movimento invisibile del pensiero
LA. analizza brevemente il contesto in cui fu scritto il fondamentale
articolo di M. Fagioli Alcune note sulla percezione delirante
paranoicale e schizofrenica (1962) e ripercorre gli sviluppi
successivi dei concetti in esso introdotti.
The invisible movement of thught
The A. briefly analyzes the context in which M. Fagioli’s fundamental article “Alcune note sulla percezione
delirante paranoicale e schizofrenica” (1962) was written and follows the subsequent development of the concepts
introduced by it.
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Alcune note sulla percezione delirante paranoicale e schizofrenica
Come era scritto nel sommario originale di questo fondamentale articolo del 1962: «LA., dopo aver
richiamato alcuni concetti di psicologia normale nella percezione, illustra le caratteristiche della
percezione delirante paranoicale distinguendola da quella schizofrenica. Quest’ultima, per esser tale,
deve avere un attributo di “stranezza” esclusiva di essa. Riporta cinque casi in cui si possono rilevare
queste caratteristiche».
Some notes on paranoidal and schizophrenic delusional perception
As was said in the original summary of this fundamental article of 1962, «A., after having mentioned a few
concepts of normal psychology about perception, illustrates the characteristics of paranoid delusional perception and he distinguishes
it from the schizophrenic one. The latest, in order to be so, must have the characteristics of being “strange”, as a part of it. He
reports five cases in which we can see these characteristics».
Fantasia di sparizione
Si pubblicano gli interventi di G. Bonetta, A. Homberg e M, Pettini,
e il successivo dibattito, in occasione della presentazione, svoltasi
il 21 marzo 2009 presso lUniversità di Chieti-Pescara G-
d’Annunzio, dellottavo libro di Massimo Fagioli Fantasia
di sparizione, che contiene le lezioni tenute nel 2007 presso la
stessa Università. I temi affrontati nel corso dellincontro
ruotano intorno alla teoria della nascita elaborata da Fagioli, alla
sua collocazione polemica rispetto alla storia delle teorie delle pulsioni,
al suo statuto scientifico, alle sue implicazioni non solo in campo
psichiatrico, ma anche pedagogico, politico e filosofico, alla fondamentale
distinzione che essa propone fra fantasia di sparizione e pulsione di
annullamento.
Disappearance fantasy
The talks given
by G. Bonetta, A. Homberg and M. Pettini are published here, as well
as the debate that followed, on the occasion of the presentation of
Massimo Fagioli’s eighth book Disappearance fantasy at the
Università of Chieti-Pescara “G. d’Annunzio”, on 21st March 2009,
containing the lessons held in 2007 at the same University. The themes
dealt with on this occasion relate to the birth theory elaborated
by Fagioli, and its polemical placing in respect to the history of
drives, its scientific status, and its implications not only in the
psychiatric field, but also in the pedagogic, political and philosophical
fields, as well as the fundamental distinction that it proposes between
disappearance fantasy and annulment drive.
Il protocollo di Harvard del 1968 con la definizione di morte cerebrale ha aperto la strada ad
una nuova antropologia che ha sollevato quesiti ai quali ha cercato di rispondere la nascita di una
nuova disciplina, la bioetica. Questultima, sia nella sua declinazione metafisico-religiosa che
in quella illuministico-razionale, ha messo in discussione la capacit&afeave; della medicina di rispondere
in termini tecnico-scientifici agli interrogativi sulla natura umana.
LA. propone una lettura dei dati sperimentali e biologici relativi allontogenesi della sensibilità al dolore.
Esiste una analogia fra il funzionamento cerebrale nello stato vegetativo e quello nel feto. In entrambi cè una
disconnessione fra le aree cerebrali. Mentre nel feto la disconnessione è funzionale ed è legata alleffetto
inibitorio dei vari ormoni secreti nella sostanza cerebrale e nella placenta, nello stato vegetativo persistente
essa è patologica in quanto determinata dalla distruzione di ampie aree corticali e sottocorticali. Pertanto
sia negli stati vegetativi che in quelli fetali è legittimo pensare, ed in tal senso si orienta la medicina moderna,
che siano possibili solo automatismi e riflessi neurologici nei confronti di stimoli nocicettivi, ma non attività
mentale, né di tipo cosciente né di tipo non cosciente o irrazionale come quella che caratterizza la nascita umana.
Human life and human death: a new definition
The Harvard protocol of 1968 with its definition of cerebral death has opened the
way to a new anthropology that has raised questions that have given rise to the birth of a new discipline
“bioethics”. The latter, both from its metaphisic-religious declension as well as its illuministic-rationalistic
reading, has questioned the capacity of medicine to respond in technical-scientific terms, to the interrogatives
on “human nature”.
The abstract proposes an interpretation of the experimental and biological data relative to the ontogenisis of sensibility
to pain. It is possible to make an analogy between brain functioning in a vegetative state and in the foetus. In both cases
there is a disconnection among cerebral areas. Whilst in the foetus disconnection is functional and is linked to an inhibitory
effect of the various hormones secreted in cerebral substance and the placenta, in the permanent vegetative state it is
pathological in that it is brought about by the destruction of vast cortical and subcortical areas. Consequently it is legitimate
to think both for the vegetative and foetal states, as modern medicine tends to do, that only automisms and neurological reflexes
are possible in relation to nociceptor stimuli, but not to mental activity, neither of the conscious nor of the non-conscious or
irrational type which characterizes human birth.
Viaggio a Colonia. Un breve confronto con la psichiatria internazionale sugli
esordi psicotici
Il presente articolo tratta dellesperienza effettuata da un gruppo universitario di psichiatri
e giovani medici in formazione presso lEarly Recognition and Intervention Center for Mental Crises
(FETZ) di Colonia. La peculiarità del FETZ è quella di occuparsi di giovani prima dellesordio
psicotico, in una fase detta prodromica. La metodologia diagnostica utilizzata per individuare la
presenza di sintomi prodromici si basa sul concetto e definizione di sintomo di base. I sintomi
di base rappresentano la base della patologia psicotica e sono definiti come sintomi a marcata
caratterizzazione soggettiva, espressione di unalterazione biologica sottostante. Il gruppo dei
sintomi di base cognitivi (COGDIS) ha mostrato di avere un valore predittivo positivo di sviluppo
di psicosi intorno al 70%; alcuni di essi, tuttavia, sembrano essere caratteristici anche di quadri
più conclamati di psicosi. Tra le molteplici riflessioni scaturite dal confronto con tale impostazione
teorica e diagnostica, gli autori si sono posti il problema di riuscire ad individuare nuclei psicopatologici
più precoci e indicativi di psicosi, a fronte di una più difficile possibilità di oggettivazione.
A trip to Cologne. A brief exchange with international psychiatrists on
the onset of psychotic episodes
This article deals with the experiences of
a group of university psychiatrists and young doctors in training
at the Early Recognition and Intervention Center for Mental Crises
(FETZ) in Cologne. The peculiarity of FETZ is that it deals with young
people before the onset of psychosis, in a prodromic phase. The diagnostic
methodology used to identify the presence of prodromic symptoms is
based on the concept and definition of basic symptom.
Basic symptoms represent the “basis” of a psychotic pathology
and are defined as symptoms which are labelled as subjective, expressions
of an underlying biological alteration. The group of symptoms with
a cognitive basis (COGDIS) has demonstrated to have a positive predictive
value of the development of psychosis at around 70%; some of these,
however, seem to also be characteristics of full blown psychosis.
Among the manifold reflections triggered off in the face of this theoretical
and diagnostic picture, the authors have taken on the problem of succeeding
in identifying more precocious and indicative psychopathological nuclei
in the face of a more difficult possibility of objectivisation.
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